Archivi per la categoria: cose di cui si parla

Anche novembre inizia la sua ultima settimana. Il tempo è Clemente, almeno qui a Roma. Cielo blu e sole. Le temperature sono scese, la mattina siamo sotto i 10 gradi, ma pian piano il tepore del sole vince i primi freddi dell’inverno, invita ad uscire. Stamattina sono andato al mare, ad Ostia. Passeggiata, odore di mare, sole tiepido.
Ancora in po’ di sole nel primissimo pomeriggio al parco della Caffarella, ma già alle 16 il sole comincia a declinare.
Si torna a casa e comincia la noia. Quello che il Coronavirus ha colpito è la socialità che ci siamo costruiti durante una vita.
Una socialità fatta di rituali per lo più pomeridiani e serali. Un giro di telefonate, si esce, si va al ristorante, al cinema, in pizzeria, a casa di qualcuno.
Si sta vicino, la pacca sulla spalla, l’abbraccio, il bacetto di saluto.
Tutto questo non c’è più.
Non vale neppure la pena di uscire la sera, per chi può farlo. Bar e ristoranti chiusi alle 18:00, se non in permanenza secondo il colore della regione. Strade deserte o, al contrario, il sabato e la domenica affollate al limite dell’assembramento quando la massa della gente in regione gialla o arancione si concede, tutta insieme, l’ora d’aria.
Capisco la rabbia dei negozianti: se non vendono non mangiano. E si sta creando un pericoloso livore verso la categoria dei dipendenti pubblici che, secondo molti, in questa pandemia, correndo comunque lo stipendio, non hanno perso alcunché. Peccato che chi pensa ad una dura patrimoniale sui dipendenti pubblici per “riequilibrare” la situazione, dimentica che è proprio con le tasse sempre pagate come prima, senza alcuna diminuzione, dai dipendenti pubblici, lo Stato ha messo in campo le decine di miliardi di euro destinati ai ristori verso le categorie che hanno visto crollare i guadagni, non  sempre trasparenti verso il fisco.
Non è il caso di metter su una guerra fra poveri o di cavalcare la rabbia per meri fini politici come qualcuno sta già facendo perché, purtroppo, nel 2020, come nel 1300 ai tempi di Boccaccio e del Decamerone, l’unico rimedio contro la pandemia è il medesimo “INCONTRARE MENO PERSONE POSSIBILE” per evitare contagi, specialmente oggi, quando, ci dicono, il 50% dei portatori del virus è asintomatico, ma ben può infettare.
Mentre comprendo chi ha perso il lavoro o la possibilità di lavorare, mi fan rabbia le persone che, molto seriamente, si lamentano del “fastidio” delle mascherine, di non poter celebrare il rito dell’aperitivo, di esser deprivata del “diritto” di sciare. A costoro vorrei ricordare cosa ha passato la generazione dei nostri padri: mentre erano a scuola suonava una sirena e dovevano correre nel più vicino rifugio antiaereo dal quale non sapevano se sarebbero usciti vivi e, se uscivano, non sapevano se avrebbero ritrovato vivi i loro cari. Agli spritz-dipendenti vorrei ricordare che negli anni 1943/1944 in alcune parti d’Italia si era fortunati se la sera si trovava una zuppa di bucce di piselli e, in altre parti d’Italia, la fortuna era riuscire ad evitare le retate dei nazisti. Eppure questa generazione, cresciuta nelle privazioni, è stata capace di creare il “miracolo economico” degli anni sessanta, l’unico che la nostra Italia ricordi.
Un altro “dibattito quotidiano” riguarda il pranzo di Natale. A parte che non so cosa ci sia da festeggiare con oltre 50.000 persone morte (e non solo anziani con “patologie pregresse”) che non potranno più festeggiare alcun Natale. Non voglio entrare nel dibattito, troppi ne parlano. Solo due considerazioni brevissime. Ogni tradizione natalizia nostrana è completamente contraria al contenimento del virus. Meno “festeggeremo” questo Natale, più persone festegganno i prossimi natale.
Non siamo più al buio. Le cifre della seconda ondata stanno, sia pur molto lentamente, scendendo. E scenderanno più velocemente quando, da gennaio, cominceranno le vaccinazioni. L’estate, come questo anno, se non ripeteremo gli errori fatti qualche mese fa, contribuirà anch’essa alla discesa degli indici e quando, presumibilmente verso la fine del prossimo settembre saremo tutti vaccinati, potremo cominciare a respirare, ad abbracciarci di nuovo, a riscoprire il gusto di una pizza con gli amici e la parola “assembramento” non ci farà più paura. Ma tutto ciò avverrà se ORA continuiamo ad avere comportamenti corretti, se ci comportiamo in modo da evitare il più possibile contatti potenzialmente pericolosi.
No, non è il premio in un’altra vita promesso da tante religioni ai credenti che seguono i loro precetti. È una realtà ben concreta, il ritorno alla normalità non fra chissà quando, ma fra meno di un anno.
Vale la pena di usare ORA comportamenti corretti?
Sì, lo so, ho fatto un pippone, ma l’imbrunire induce a pensieri non sempre allegri. Ma non la speranza, bensì la certezza che, come la peste del Decameron, anche questa merdaccia di Coronavirus sarà superata.
Forza e coraggio!

Oggi come allora

Era una domenica sera. In casa. Selezionavo alcune diapositive nella mia cameretta. La radio, una stazione locale,  trasmetteva musica. D’un tratto il conduttore gridò, un forte rumore coprì quel grido. Tutto cominciò a muoversi velocemente. Saltò la luce. Nel buio sento i parenti gridare e pregare nel soggiorno. Facemmo la cosa sbagliata: terrorizzato ci precipitammo per le scale. Un minuto dopo eravamo nel lungomare di fronte casa.
Il piacere di ritrovarsi tutti vivi, l’ansia di capire cosa e dove fosse successo. Le sirene. I calcinacci per terra. Le prime notizie dalla radiolina.
L’adrenalina ci spinse a tornare su a casa a prendere il necessario.
Dopo tre ore mi trovo con la tenda da campeggio montata sull’aiuola e il fornello o da campo su cui bolliva latte e cacao. Ne offrii un bicchiere ad un passante dagli occhi sbarrati “Vengo da Balvano” disse, e andò via. Notte insonne, fra nuove paure, notizie tremende, la consapevolezza che la mia città era stata colpita leggermente, ma tutt’intorno era disastro.
La mattina presto una parvenza di normalità fu l’odore dei cornetti dal forno vicino.
Sarebbe stata lunga tornare alla normalità.

Dallas, 22 novembre come oggi. 57 anni fa.

Un corteo, un’auto scoperta, una coppia di successo, non solo politico.

Un uomo, un presidente di una grande nazione, lanciato verso la riconferma del mandato.

Tre pallottole.

Un sogno spezzato.

Manca qualcosa?

Sì, la verità.

Io non capisco, non capisco proprio. I dati sul Coronavirus oggi sono da tragedia: 37.809 nuovi casi, 446 morti, terapie intensive al collasso. Malati messi fra i banchi delle chiese. Molto peggio della scorsa primavera.

Eppure le Regioni continuano a battagliare contro il Governo. Proprio le stesse Regioni che, meno di un anno fa pretendevano l’autonomia più completa e differenziata, ora, in barba alla legge sul Servizio Sanitario nazionale, pretendono che sia il Governo centrale a prendere le odiose decisioni di chiusura. Non solo questo, le Regioni pretendono che, a fronte di situazioni oggettivamente diverse fra le Regioni, il Governo debba attuare misure omogenee, uguali per tutte le regioni, in modo da non poter distinguere fra Regioni “buone” o “cattive”.

A me sembra troppo. Sembra una speculazione politica sulla pelle di noi cittadini. Una battaglia che, in questo momento di tragedia, non ha alcun fondamento.

Ovviamente Lega e Fratelli d’Italia soffiano sul fuoco. Senza fare proposte concrete, bombardano il governo di accuse assurde. Lo hanno dileggiato durante tutta l’estate al grido “IL COVID è clinicamente morto!”, “Basta Stato di emergenza” e, ora, accusano il Governo di non prendere misure univoche e stringenti.

Maledetta sia la riforma del Titolo V della Costituzione che, con la modifica dell’art. 117 dà allo Stato e alle Regioni la competenza concorrente in materia sanitaria. Oggi le Regioni se ne approfittano per pretendere autonomia quando fa loro comodo e per scaricare sul Governo centrale le responsabilità quando si tratta di prendere decisioni impopolari.

È un balletto che deve finire. Quando la pandemia sarà finita, bisognerà porre mano alla nuova riforma dell’art. 117 della Costituzione e porre un punto fermo alla competenza fra Stato e Regioni per evitare questi orrendi balletti.

Invito tutti i lettori a riconsiderare chi votare alle prossime elezioni regionali. Di questi buffoni ne abbiamo piene le tasche.

Oggi è il clic day per ottenere il bonus bici e monopattino deciso a maggio. I nostri politici hanno dimostrato tutto il loro sadismo. Invece di considerare la spesa per la bici come detrazione fiscale da indicare nella dichiarazione dei redditi, sistema collaudato e sicuro, hanno preferito la lotteria.

Da stamattina si doveva accedere al sito del ministero dell’ambiente, muniti dello scontrino fiscale in formato elettronico e IBAN da caricare.

Hanno trovato, bisogna essere proprio bravi, il sistema per creare la fila sul web. Infatti tanti utenti (i fortunati che sono riusciti a entrare) si sono trovati davanti un avviso che li informa che “davanti a te ci sono 345.876 persone. Non andare via per non perdere la posizione acquisita”. Quindi cinque o sei ore di attesa.

E quando, dopo aver trascurato affari, lavoro, famiglia, finalmente diventi il primo della fila, ecco l’acme della perfidia: devi autenticare la tua identità con SPID.

Purtroppo oggi SPID non funziona, travolto dall’impennata delle richieste. Tutto inutile. Devi rinunciare. In prigione senza passare dal via!

Mica è finita.

Prendiamo un qualsiasi tizio che non ha mai acquistato una bicicletta e che neppure sa che oggi si può richiedere il bonus, ma ha necessità di entrare, che so, nel sito del Comune di Roma, nel sito dell’Agenzia delle entrate, nel sito dell’Inps per svolgere le sue pratiche. Ormai molto si può fare on line.

Peccato che in questi siti sì ci identifichi con SPID e se SPID è crollato a causa degli acquirenti di biciclette e monopattini, è crollato anche per chi vuole entrare nel sito dell’INPS, dell’agenzia delle entrate o del Comune di Roma. Quindi niente, non si entra da nessuna parte.

Vorrei sapere se i responsabili di Poste (provider SPID) e di SOGEI (responsabile sito del ministero dell’Ambiente) pagheranno mai per questo casino.

Secondo me, no.

Secondo voi?

sergioferraiolo

Uno sguardo sul mondo

Short Cuts America: il blog di Arnaldo Testi

Politica e storia degli Stati Uniti

photohonua

constantly trying to capture reality

Nomfup

Only connect

B as Blonde

Fashion enthusiast,Music addicted,tireless Traveler,Arts lover

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il Blog si sbriciola facilmente

Occhi da orientale

sono occhi d'ambra lucida tra palpebre di viole, sguardo limpido di aprile come quando esce il sole

ARTFreelance

Photo the day

simonaforte.wordpress.com/

Simona Forte photographer

Edoardo Gobattoni photographer

artistic photography

ALESSANDRA BARSOTTI - FOTOGRAFIE

L'essentiel est invisible pour les yeux

TIRIORDINO

Uno sguardo sul mondo

WordPress.com News

The latest news on WordPress.com and the WordPress community.