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La legge di bilancio (finanziaria, di stabilità, chiamatela come vi pare) è ancora tutta da scrivere, impantanata nella lunga trattativa con Bruxelles per evitare l’infrazione e i veti incrociati fra Lega e Cinquestelle.

Insomma, siamo al 16 dicembre ed il Governo deve far approvare dal Senato una legge stravolta rispetto a quella approvata dalla Camera. Si impone quindi un terzo passaggio.

Il bello (o il brutto) è che, ad oggi, nessuno, probabilmente neppure il governo sa come riempire le caselline con i numeretti.

Se non ce la fanno per il 31 dicembre scatta l’esercizio provvisorio di bilancio. In parole povere, lo Stato potrà spendere, nel 2019 ogni mese un dodicesimo della spesa mensile prevista per il 2018.

Ossia molto, molto meno delle.mirabolanti promesse che il Governo non riesce ad inserire nella legge di bilancio ferma al Senato.

Un po’ di esercizio provvisorio, quindi, non potrebbe che far bene alle casse dello Stato evitando, in sovrappiù, anche la procedura di infrazione dell’Unione europea.

Chissà….. forse la ruota della fortuna….

Ormai ci siamo. La sua creatura, annunciata da Enrico Mentana nel luglio scorso, sta per vedere la luce. Il 18 dicembre prossimo sarà in linea su tutti gli smatphone. Un giornale leggero, veloce e giovane, così lo ha definito il suo papà. Affidato ad una redazione di “under 33” coordinata dalla “vecchia volpe” Massimo Corcione, amico di “chicco mitraglia” e passato attraverso diverse esperienze giornalistiche da Sky al Tg5.

Ieri, Mentana ha diffuso su Instagram la prima locandina del giornale che in poco più di sei ore ha raccolto oltre 8.000 follower. (http://www.instagram.com/open_giornaleonline)

scusandosi anche per la grafica non proprio eccelsa fornita col precedente post.

L’attesa è grande e la pioggia di follower dimostra che in Italia c’è tanto bisogno di informazione. E’ sotto gli occhi di tutti il panorama informativo del nostro Paese: tutti asserviti al potente (Governo) di turno ovvero a chi paga. Il “tengo famiglia” è il retropensiero che fa del “maanchismo” il leit-motiv della nostra informazione: non si dà la notizia secondo la testa del giornalista, ma si riporta la notizia secondo le diverse versioni di chi “può ciò che si vuole”, così non si scontenta nessuno e si continua a campare.

E il “chi può ciò che si vuole” può anche non essere il Governo, ma l’editore: quanti giornali, cartacei o “on line”, DEVONO seguire pedissequamente la linea dell’editore o del Direttore senza un minimo di libertà? Il risultato è che è inutile leggerli, perché già si conosce quello che c’è scritto. Oppure, proprio per questo, li si legge; come diceva Umberto Eco, la gente legge più facilmente quello che vuole leggere e conosce già; fa meno fatica.

E, sempre Umberto Eco docet, ricordo il grosso guaio informativo in cui ci troviamo: i social. Oltre a tenere in contatto le persone uccidendo visite, compagnie, lettere, cartoline e telefonate, hanno dato voce e rilevanza a quelle che, una volta erano relegate a chiacchiere da bar, buttate fuori da qualche testa il cui unico scopo è quello di dividere le orecchie. E più la notizia è stramba (scie chimiche, gruppo bildemberg, vaccini che causano l’autismo) più la gente, frustrata ed omologata da una vita insulsa, ci crede perché il credere fermamente ad un qualcosa che la massa ripudia, li fa sentire parte di un club esclusivo e superiore, tale da riscattare la loro pochezza.

E i social amplificano le voci false, perché un “like” ad una notizia che va fuori dal coro si mette sempre placando così la spasmodica ricerca di approvazione e di rivalsa sociale che possiede chi posta queste fesserie.

Ma torniamo a Open di Mentana e Corcione. Conosciamo i volti della redazione, 22 giovani scremati da una selezione di 15.000, conosciamo che ognuno avrà lo “zainetto del cronista” con tanto di smartphone, PC, videocamera per essere sempre “man on the spot”, possiamo immaginare, conoscendo (di fama) Mentana e Corcione, quale potrà essere la linea editoriale, ma nulla sappiamo (ancora) di come faranno giornalismo questi ragazzi. Sono sicuro che non verranno mandati allo sbaraglio a chiedere “cosa si prova” a chi sta scavando a mani nude dopo un terremoto o un’alluvione per cercare i propri cari, come – purtroppo – è avvenuto in passato. Sono certo che non faranno una cronaca sotto Palazzo Chigi durante una fumosa riunione di Governo per balbettare contenuti che non possono sapere, magari perché ignoti agli stessi ministri. Come son sicuro che non faranno la cronaca del “salvataggio del gattino”. Spazi già occupati e senza sbocco.

Quale sarà il prodotto che arriverà (gratis) sul nostro telefonino? Basta aspettare qualche giorno e lo sapremo. Ma posso permettermi un suggerimento? C’è un particolare bisogno informativo che deve esser soddisfatto.  Viviamo in un mondo sommerso di notizie. Mai come oggi è vero il detto “Non c’è migliore controinformazione dell’eccesso di informazione”.

Si manifesta sempre più il bisogno di poter distinguere fra una informazione vera e una falsa, bisogno, oserei dire primordiale.  E ciò ha fatto la fortuna dei cosiddetti “debunker” come Paolo Attivissimo e David Puente (quest’ultimo fortunatamente già nella redazione di Open)  che  smascherano le bufale postate volontariamente o involontariamente in rete.

Oltre si avverte prepotente il bisogno della continuità logica del flusso informativo. L’eccesso di informazioni fa presto perdere la memoria della conseguenzialità dei fatti. Nella routine quotidiana chi, di fronte ad una condanna avvenuta cinque anni dopo il fatto, ricorda come il fatto si è generato? Chi ricorda come la marcia delle centinaia di migliaia di profughi del 2015 abbia determinato, oggi, le dimissioni della Merkel? C’è qualcuno che possa ricordare come una Direttiva europea del 2004, partorita nel chiuso della burocrazia di Bruxelles sia stata la causa scatenante, dal 2015 in poi, della escalation del numero dei cittadini non appartenenti all’Unione europea “protetti” e accolti in essa, provocando gli sconvolgimenti sociali che, ora, sono sotto i nostri occhi?

Forse, più che informazione dei fatti, c’è bisogno di informazione sui fatti, di concatenarli, di dar loro causa ed effetto anche in un periodo più lungo, mantenere la memoria storica. Insomma un continuo fact cheking, un po’ quello che fa “Valigia blu”, ma fatto di continuo. Il fatto non finisce, il fatto è solo un segmento di un fatto più vasto, conseguenza del segmento precedente, causa di quello successivo.

Personalmente seguirò Open, ho fiducia nel suo papà. Attorno ad Open – se, come spero, risponderà alle richieste di chiarezza di informazione – si potrà coagulare un consenso informato che riporterà gli italiani a pensare con la testa e non con la pancia.

In bocca al lupo, Open!

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E’ anche su twitter (https://twitter.com/Open_gol)

Aggiornamento delle 12.27 dell’11 dicembre: i follower su Instagram sono 18.500….

Il termine Heimat non sempre ha traduzioni soddisfacenti in altre lingue. Possiamo tradurlo con “piccola patria” o “piccola comunità in cui gli appartenenti sono legati da vincoli di vicinato o di affetti”. Il termine è proprio della Austria e Germania e insito ha un certo valore, per me negativo, di chiusura ed esclusione di chi non appartiene alla piccola comunità. Ed è esattamente il contrario degliideali dell’Unione europea.

Sempre caro alle popolazioni del nord Italia, fin ora forse l’unico esempio era l’impossibilità di votare per le elezioni amministrative per chi non fosse residente da almeno cinque anni in Alto Adige.

Ma i casi di chiusura nell’Italia del nord si stanno moltiplicando. Non solo nei confronti degli stranieri. Vedi il caso della mensa scolastica del Comune di Lodi per accadere alla quale – pagando la tariffa minima – il Sindaco ha chiesto agli stranieri il pressoché impossibile da reperire certificato di nullatenenza nei Paesi di origine.

Ora la discriminazione di Heimat si applica anche agli Italiani.

In Alto Adige in numerosi comuni un cittadino italiano non può acquistare un alloggio se non prova di risiedere in quel luogo da almento quattro anni.

In Friuli Venezia Giulia ha approvato una riforma della normativa sull’edilizia popolare (l.r.1/2016). Per poter fare domanda, o per richiedere il contributo sull’acquisto della prima casa, anche se si è italiani, si dovrà risiedere nella Regione da almeno 5 anni.

Lo scopo è ovvio, preservare la ormai ricca comunità dall’inquinamento del “diverso” escludendolo anche da quelle provvidenze pensate per i più bisognosi.

Stiamo attenti, la secessione, abiurata  dalla Lega, sta diventando realtà. L’Europa di Shuman, De Gasperi, Spinelli e Adenauer è sempre più lontana.

 

Oggi, nel mio blog, ospito un post di Beppe Grillo del 2011. Era il 30 luglio, lo Spread saliva e saliva. Nessuno voleva più i BTP. L’Italia da tutti era giudicata sull’orlo del default.

Cosa fa Beppe Grillo, papà politico dei Cinquestelle? Scrive a Napolitano, allora Presidente della Repubblica,

Ecco il testo della lettera, regolamente pubblicata il 30 luglio sul blog di Beppe Grillo a questo indirizzo: http://www.beppegrillo.it/lettera-a-giorgio-napolitano/.

“Spettabile presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
quasi tutto ci divide, tranne il fatto di essere italiani e la preoccupazione per il futuro della nostra Nazione. L’Italia è vicina al default, i titoli di Stato, l’ossigeno (meglio sarebbe dire l’anidride carbonica) che mantiene in vita la nostra economia, che permette di pagare pensioni e stipendi pubblici e di garantire i servizi essenziali, richiedono un interesse sempre più alto per essere venduti sui mercati. Interesse che non saremo in grado di pagare senza aumentare le tasse, già molto elevate, tagliare la spesa sociale falcidiata da anni e avviare nuove privatizzazioni. Un’impresa impossibile senza una rivolta sociale. La Deutsche Bank ha venduto nel 2011 sette miliardi di euro dei nostri titoli. E’ più di un segnale: è una campana a martello che ha risvegliato persino Romano Prodi dal suo torpore. Il Governo è squalificato, ha perso ogni credibilità internazionale, non è in grado di affrontare la crisi che ha prima creato e poi negato fino alla prova dell’evidenza. Le banche italiane sono a rischio, hanno 200 miliardi di euro di titoli pubblici e 85 miliardi di sofferenze, spesso crediti inesigibili. Non sono più in grado di salvare il Tesoro con l’acquisto di altri miliardi di titoli, a iniziare dalla prossima asta di fine agosto. Ora devono pensare a salvare sé stesse.
In questa situazione lei non può restare inerte. Lei ha il diritto-dovere di nominare un nuovo presidente del Consiglio al posto di quello attuale. Una figura di profilo istituzionale, non legata ai partiti, con un l’unico mandato di evitare la catastrofe economica e di incidere sulla carne viva degli sprechi. Ricordo, tra i tanti, l’abolizione delle Province, i finanziamenti pubblici ai partiti e all’editoria e le grandi opere inutili finanziate dai contribuenti, come la Tav in Val di Susa di 22 miliardi di euro. Gli italiani, io credo, sono pronti ad affrontare grandi sacrifici per uscire dal periodo che purtroppo li aspetta, ma solo a condizione che siano ripartiti con equità e che l’esempio sia dato per primi da coloro che li governano. Oggi non esiste purtroppo nessuna di queste due condizioni.
In un altro mese di luglio, nel 1943, i fascisti del Gran Consiglio, ebbero il coraggio di sfiduciare il cavaliere Benito Mussolini, l’attuale cavaliere nessuno lo sfiducerà in questo Parlamento trasformato in un suk, né i suoi sodali, né i suoi falsi oppositori. Credo che lei concordi con me che con questo governo l’Italia è avviata al fallimento economico e sociale e non può aspettare le elezioni del 2013 per sperare in un cambiamento. In particolare con questa legge elettorale incostituzionale che impedisce al cittadino la scelta del candidato e la delega invece ai partiti. Queste cose le conosce meglio di me. Lei ha una grande responsabilità a cui non può più sottrarsi, ma anche un grande potere. L’articolo 88 della Costituzione le consente di sciogliere le Camere. Lo usi se necessario per imporre le sue scelte prima che sia troppo tardi. Saluti.”

Beppe Grillo”

Insomma, Beppe Grillo chiede al Presidente della Repubblica di far valere il suo potere per sfiduciare un Governo, a suo dire, inefficace a scongirare il default, scegliendo una personalità di alto prestigio.

Non vi sembra di riconoscere qualcosa di attuale?

 

 

 

 

 

 

 

Lo scrissi il 28 marzo scorso e la cosa non mi fa affatto piacere. Il verificarsi di una profezia spiacevole non può provocare orgoglio, bensì disperazione per non aver fatto tutto il possibile per evitarla.

Lo spread sale. Oggi ha chiuso a 301. Domani chissà… Il Governo tranquillamente on fa autocritica. Accusa Junker di essere ubriaco, accusa i poteri forti di un complotto per far cadere il Governo. Dove sono i “poteri forti”? Nella Commissione europea, nei “burocrati di Bruxelles che vogliono far cadere il Governo. Non pensano minimamente che, per un Paese come l’Italia, con un debito pubblico da far paura, proporre una “manovra” che sfori del 2,4% per spese correnti e non per investimenti, significa fare il gesto di Tafazzi.

Mai chiedersi  “lo posso fare?”. Solo “Ma se lo fa Macron perché non lo posso fare io?”. Ma, carini miei, la Francia ha un debito pubblico che è la metà del nostro, uno spread che è +36 sui bund tedeschi, e ha detto che sforerà per un anno solo nonper tre, come avete detto voi del #GovernodelCambiamento.

Nessuno fra Lega e Cinquestelle vuol perdere e nella manovra entrano tutte le megapromesse della campagna elettorale. Senza coperture. Perderà l’Italia e noi cittadini. E loro mettono le mani avanti. Non è colpa nostra. La colpa è dell’Europa!!

 

Il 28 febbraio 2018 scrivevo:

“Leggere stamattina i giornali fa tristezza. Siamo di nuovo punto e a capo. L’alleanza fra Lega e Cinquestelle, che sembrava fatta, pare in alto mare, tanto da far presumere che Mattarella non darà nessun incarico.

Ma, alle strette, visto che scadenze finanziarie interne ed europee ci sono (vedi qui) la situazione non potrà protrarsi a lungo e un incarico dovrà esser dato.

Ma a chi? Chi si prenderà la patata bollente di un DEF (nuove tasse) pesante? Chi metterà la faccia nel negare le promesse elettorali? Certamente non Di Maio, certamente non Salvini, Meno che mai, il perdente Martina.

Non ho la sfera di cristallo, ma in questi casi in Italia si preferisce la cd. “strada istituzionale”, ossia l’incarico di formare il nuovo Governo al Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato. Sì, la senatrice Maria Elisabetta Alberti Casellati, la pasdaran di Berlusconi che fece assumere la figlia come Capo segreteria.

Ma la Casellati ha un grosso vantaggio, Non è Cinquestelle e non è leghista, è di Forza Italia, il partito che, insieme al PD ha quasi perso le elezioni. Personalmente non ha fatto promesse che DEVE mantenere. Insomma è una figura “sacrificabile” in un governo che deve – al solito – imporre tasse e non mantenere le promesse roboanti dei vincitori Lega e Cinquestelle. Potrà condurre la compagine ministeriale, facendo approvare o meno una nuova legge elettorale, a nuove prossime elezioni.

E qui sta il punto che mi preoccupa. Lega e Cinquestelle vorranno mangiarsi quello che resta di Forza Italia e del PD, ma anche per decenza, non potranno ripetere le roboanti promesse della campagna elettorale appena finita.

In questi casi è usuale – i dittatori lo insegnano – indicare un nemico esterno che con la sua forza dei poteri oscuri ha impedito la realizzazione delle promesse mancate.

Non è difficile indicare chi sarà il nemico prescelto: l’Unione europea, la madre di tutti i guai italiani, la culla dei poteri forti.

Son sicuro che Salvini e Di Maio ad una sola voce imboniranno gli elettori che uscendo dall’Unione europea e dall’Euro, come per incanto, i guai italiani saranno finiti.

E qui, chi sa DEVE parlare. DEVE spiegare che dall’Europa NON si può uscire se non a pezzi (vedi il Regno Unito che – più forte dell’Italia e senza il nostro debito pauroso – dovrà pagare 60 miliardi). E che uscire dall’Euro – se si potesse – sarebbe come cadere dalla padella nella brace: addio al Quantitative easing, e al fondo Salva Stati, ombrelli protettori delle nostre scarse finanze.

Uscire dall’Europa sarebbe anche – Salvini e Di Maio se lo mettano in testa – rinunciare ai milioni di Euro che l’Europa ci dà per fronteggiare l’arrivo dei migranti. Significa anche rinunciare a quei pochi ricollocamenti di migranti in altri Paesi; significa porre fine alle speranze di cambiare il Regolamento di Dublino: essendo fuori dall’Europa, gli altri Paesi non avranno nessun obbligo di riprendersi i loro migranti venuti in Italia (e ce ne sono tanti, vedi in Friuli dove gli Afgani arrivati in Austria vengono fatti arrivare in Italia.).

Chissà, magari il PD, o quello che ne resta, lungi dal poter sperare di risorgere a breve come primaria forza politica, potrebbe assumersi il ruolo di spiegare pazientemente agli italiani l’assurdità e le tragiche conseguenze di un allontanamento dall’Europa.”

sergioferraiolo

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