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Sia con il vecchio “porcellum”, sia con la nuova legge elettorale avremo un parlamento di nominati e non di eletti. L’elettore avrà ben poche possibilità di incidere con il suo voto sulla scelta dei candidati.

  Anche il prossimo 25 settembre il segno sulla scheda sarà unico. Con una sola croce “sceglieremo” (sic!) sia il candidato del collegio uninominale, sia la lista proporzionale del medesimo partito. In altre parole, se nel nostro collegio uninominale il partito giallo ha presentato una eminente personalità, ma a lui è collegata una lista proporzionale di persone poco dabbene, se vogliamo “scegliere” l’eminente personalità, il nostro voto andrà anche alle persone poco dabbene.

I sistemi elettorali nel mondo sono i più vari, nessuno è perfetto e non me ne voglio occupare. Piuttosto perché non attuiamo finalmente una norma della nostra Costituzione che dorme da 70 anni?

Se i candidati sono scelti dai partiti politici è necessario che questi siano organizzazioni trasparenti per indirizzar ei cittadini al voto.

L’articolo 49 della nostra Costituzione (mai attuato)  afferma che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Ma da nessuna parte troviamo una regolamentazione dei partiti politici. Ognuno come gli pare – si dice – saranno gli elettori a scegliere.

simboli di partiti

Abbiamo un variegato mondo di forme di partito, da quelli i cui vertici sono scelti da democratici congressi ai quali la base invia i propri rappresentanti, a quelli in cui domina e sceglie chi finanzia il partito, a quelli in cui domina e sceglie il guru fondatore.

L’alibi della politica alla mancata attuazione della regolamentazione dei partiti politici è sempre stato quello di garantire la piena libertà di associazione, senza vincoli dello Stato, salvo quelli relativi alla spendita del denaro pubblico derivante da finanziamenti o “rimborsi elettorali”.

Eppure la necessità di una regolamentazione è sentita, proprio per garantire i cittadini. Tanto sentita che, almeno per le elezioni del Parlamento europeo, l’Unione europea ha sentito il bisogno di dettare alcune regole. Solo i partiti che le rispettano potranno presentarsi alla competizione elettorale. Le regola sono abbastanza recenti e contenute nel Regolamento  n. 1141/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014 , relativo allo statuto e al finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee.

Il Regolamento parte dalla funzione, non molto diversa da quella prevista dalla nostra Costituzione, assegnata dai Trattati ai partiti “che i partiti politici a livello europeo contribuiscono a formare una coscienza politica europea e a esprimere la volontà politica dei cittadini dell’Unione”.

Ma, subito, distingue fra “partiti politici” e “fondazioni politiche”. I primi, senza scopo di lucro che perseguono fini meramente di indirizzo politico, le seconde con funzioni, diciamo così, di “supporto” economico.

L’aspetto fondamentale è che per esistere e svolgere i propri compiti di aggregazione ed indirizzo partiti politici e fondazioni devono essere registrati presso un apposito registro istituito presso l’Unione. E, per registrarsi deve dimostrare di avere numerosi requisiti, fra i quali, molto importanti quelli di democrazia e trasparenza.

Sono tanti questi requisiti, ma mi piace riportare alcuni di quelli previsti dall’articolo 4. Devono esser specificati: le modalità per l’ammissione, le dimissioni e l’esclusione dei suoi membri, e l’elenco degli eventuali sub- partiti che ne fanno parte; i diritti e i doveri connessi con tutti i tipi di partecipazione e i diritti di voto corrispondenti; i poteri, le responsabilità e la composizione dei suoi organi direttivi, specificando per ciascuno di essi i criteri di selezione dei candidati e le modalità della loro nomina e della loro revoca dall’incarico; i suoi processi decisionali interni, in particolare le procedure di voto e i requisiti in materia di quorum; la sua concezione della trasparenza, in particolare per quanto riguarda contabilità, conti e donazioni, il rispetto della vita privata e la protezione dei dati personali; la procedura interna di modifica del suo statuto.

Già questo è importante, ma non basta.

Il Regolamento prevede l’istituzione di una Autorità indipendente di controllo “ai fini della loro registrazione, del loro controllo e dell’irrogazione di sanzioni a essi applicabili a norma del presente regolamento”.

I Partiti sono soggetti ad obblighi di bilancio e rendicontazione presso l’Autorità e devono indicare i finanziamenti ricevuti e da chi sono stati erogati.

In mancanza, l’Autorità indipendente ha il potere di cancellare il partito politico dal registro.

Perché  non lo copiamo anche in Italia? Non mi sembra male. Ma ho paura che, applicandolo, molti degli attuali partiti spariranno.

Continuo nella mia opera di raccolta delle Balle Elettorali di questa Campagna elettorale 2022. Per un confronto con le Balle elettorali della Campagna elettorale 2018, per vedere quante (poche) e quali promesse siano state mantenute, c’è il mio libretto (Ebook o cartaceo) disponibile a questo indirizzo: https://www.amazon.it/dp/B0B9CHBCQ6 . La versione Ebook è gratis fino al 30 agosto 2022.

Nel precedente post – mi rendo conto – ho parlato di Balle Elettorali di tre esponenti della Destra. Per “par condicio” mi tocca parlare delle Balle del Centrosinistra.

Ebbene, Enrico Letta, il 23 agosto, al Meeting di Rimini – con gli altri contendenti – ha parlato di istruzione e ha promesso di estendere il Programma Erasmus anche alla scuola superiore. [vedi la notizia delle 13.41 – Letta: non usiamo l’Europa come capro espiatorio] Ovviamente dirà di essersi confuso, darà la colpa ai giornalisti, ma il programma Erasmus (rectius Erasmus+) per le scuole superiori esiste da anni e anni.

Riciccia il ponte sullo Stretto di Messina

Fra le promesse elettorali riciccia il ponte sullo stretto di Messina.  La storia va avanti dal 1650. Su Wikipedia ci sono pagine e pagine sui progetti, sulle speranze, sulle possibilità di realizzare il fantastico progetto.

Non ve le riassumo. E’ troppo lungo, ci vorrebbe un libro. Se volete, potete leggerle direttamente al link https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_sullo_stretto_di_Messina.

Vi riassumo solo le conclusioni: nell’ottobre 2005 l’Associazione Temporanea di Imprese Eurolink S.C.p.A. vinse l’appalto di contraente generale per la realizzazione dell’opera. L’Eurolink batté la cordata concorrente guidata dalla capogruppo Astaldi. L’offerta finale risultò essere pari a 3,88 miliardi di euro; prevedeva un tempo di realizzazione di 5 anni e 10 mesi. Il contratto di assegnazione fu firmato il 27 marzo 2006.

Il contratto prevedeva il diritto di recesso senza penali da parte della Stretto di Messina S.p.A. nel caso in cui il progetto definitivo o quello esecutivo risultassero sostanzialmente differenti rispetto all’offerta presentata.

Non se ne fece nulla e, nel 2012, il governo Monti stanziò 300 milioni per il pagamento delle penali, e quindi la definitiva chiusura del progetto del ponte sullo stretto di Messina. In conformità alla legge 221/2012, il 1º marzo del 2013 il contratto di appalto è decaduto.

Personalmente non sono affatto contrario, in astratto, alla realizzazione del ponte. In definitiva sono meno di tre chilometri.

Ma le difficoltà sono enormi: il territorio è sismico e montuoso. Un ponte a più campate o un tunnel si rivelano, già dai progetti, irrealizzabili. La campata unica, focus del progetto vincitore dell’appalto è di oltre 3.300 metri, di molto il più lungo del mondo. Il costo stimato (nel 2005) è di 3,88 miliardi di Euro. Nel 2021, per effetto dell’inflazione il costo lievita a 4,4 miliardi, senza contare l’inflazione a due cifre del 2022 e quella che verrà nei cinque anni e dieci mesi previsti per costruirlo. Ma si sa che i tempi previsti sono, appunto, previsti e valgono quanto le previsioni meteo.

Queste le difficoltà.

Ma c’è dell’altro. Il ponte risolverebbe i problemi di mobilità e ridurrebbe i tempi per raggiungere le varie località siciliane? Vediamo gli orari ferroviari e la guida Michelin.

Fra Napoli e Reggio Calabria il tempo di percorrenza in treno varia da 5 a 7 ore con una distanza di 491 KM (in auto ci vogliono quasi 5 ore).

Bene, facciamo finta che ci sia già il ponte. In 20 minuti si passa (ci sono kilometri di svincoli e controsvincoli) e si ci trova a Messina.

Ipotizziamo che il nostro viaggiatore voglia andare all’estremità dell’isola, a Trapani. Sono poco più di 320 kilometri: in treno ci vogliono circa otto ore, in auto poco più di quattro ore.

Lo stesso se volesse andare a Siracusa: 160 Km. In treno ci vogliono dalle due ore e cinquanta alle tre ore e venti. In Auto poco più di di due ore.

E se volesse andare ad Agrigento? (264 Km?) in treno dalle 4 alle 5 ore. In auto circa 3 ore e mezzo.

Vista l’imponderabilità attuale della fattibilità del ponte sullo stretto, non sarebbe meglio spendere quei soldi (oltre 6 miliardi di Euro) per velocizzare il raggiungimento da Messina delle altre destinazioni siciliane?

Rifare soprattutto le linee ferroviarie e rifare anche le strade? Sono soldi che cadrebbero sempre sul territorio e soprattutto di sicuro effetto. Rifare una linea ferroviaria, rifare una strada sono progetti che danno vantaggi ad ogni chilometro di realizzazione: se finiscono i soldi a metà della realizzazione del progetto, comunque metà strada o metà linea ferroviaria sono pronti e fruibili.

Se finiscono i soldi a metà della realizzazione del Ponte, nessuna utilità ne può conseguire.

Non sarebbe meglio lasciare la realizzazione del ponte come la ciliegina sulla torta di un sistema stradale e ferroviario finalmente efficiente?

Per oggi ci fermiamo qui. Se venite a conoscenza di altre Balle colossali, segnalatemelo.

Continuate a seguirmi, anche se #VaTuttoBene

Il 25 settembre si vota. Elezioni difficili con una coalizione che già pregusta una larga vittoria e le altre forze in campo che ne cercano disperatamente i punti deboli.

Come votare, chi votare? Forse un modo l’ho trovato, certo e facile, e ve lo offro. Un modo per votare informati.

Piero Angela, dettando il suo epitaffio, fece scrivere di avere fiducia di aver fatto la sua parte e incitava noi a fare la nostra in questo “difficile Paese”.

Una frase che riecheggia quella di John F. Kennedy “non chiedere cosa il tuo Paese abbia fatto per te, chiediti cosa hai fatto tu per il tuo Paese.”.

Insomma è un inno contro l’apatia e contro l’auto commiserazione, un incitamento a rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Anche Papa Wojtila – imitando il romanesco – disse una volta “Damose da fa’!”.

Non c’è dubbio che il nostro Paese stia attraversando un momento difficile. Si stava appena riprendendo dalla pandemia (che non è ancora finita) e subito la guerra in Ucraina, la siccità, l’inflazione a due cifre, il pazzesco rincaro delle bollette e…..la follia delle elezioni anticipate di qualche mese, proprio quando il governo Draghi stava chiudendo le stringenti condizioni (altro che MES), per ottenere da Bruxelles i soldi del Recovery Fund e PNRR.

Ci attendono mesi cruciali, a partire dalla legge di bilancio che non si sa quale Governo stenderà e non si sa quale governo terrà la barra de timone del nostro Paese nel prossimo gelido inverno, che sarà segnato da restrizioni non solo energetiche.

Diventa a questo punto essenziale – alle politiche del 25 settembre – votare con il cervello e non con la pancia.

Vi assicuro che anche io non ho le idee chiare: vedo una massa di partiti completamente avulsi dai problemi quotidiani delle famiglie e impegnati solo a promettere, a promettere il mondo di bengodi offerto a Pinocchio: abbassamento dell’età pensionabile, aumento delle pensioni e degli stipendi, drastica diminuzione delle tasse. Di coperture, ovviamente non se ne fa cenno. Il Paese di Bengodi che Collodi fa raccontare a Pinocchio dal Gatto e la Volpe.

Una sola cosa è certa, anche se la voglia di dare un segnale disertando le urne è forte. Quel segnale del non voto è del tutto inutile. Non lo dico io, lo dice la legge elettorale: i seggi si assegnano non sul numero dei potenziali elettori, bensì sul numero dei votanti. Che un partito prenda il 35% dei voti che corrispondono ad un 10% degli elettori non solo sarà presto dimenticato, ma, nell’economia del Governo e del Parlamento, conta meno di zero. Anzi il voto non dato, rafforza chi vince perché aumenta la sua percentuale relativa.

Chi votare? Come essere coscienti che il proprio voto nell’urna corrisponda ai propri desideri? Bisogna informarsi. Ma non certo leggendo i programmi stilati dai partiti, è come chiedere all’oste se il vino è buono. Tutti i programmi presentati sono meravigliosi degni del racconto fatto a Pinocchio dal Gatto e dalla Volpe. E io non voglio fare la fine di Pinocchio.

Come fare allora? Come votare informati?

Un modo l’ho trovato. Da anni curo un blog (https://sergioferraiolo.com) dove annoto i fatti più importanti, specialmente nel mondo politico e di Governo. Deformazione professionale, visti i 35 anni passati a stretto contatto con esponenti politici di primo piano e di frequentazione della cd. “stanza dei bottoni”.

Mi sono andato a riprendere tutti i post pubblicati sul mio blog durante la campagna elettorale del 2018 perché I temi sono sempre quelli: reddito di cittadinanza, immigrazione, flat tax, tasse, pensioni. Anche allora tutti i partiti promettevano a desta e a manca, tanto, passata la festa (il voto), gabbato lo santo (cioè noi).

A rileggere quei post di 4 anni fa sono saltato sulla sedia: le promesse sono uguali a quelle odierne, ma ora possiamo toccare con mano quali siano state mantenute e quali no. La lettura di quei post è un formidabile antidoto contro la “memoria corta” e una cartina di tornasole verso le promesse di questa campagna elettorale.

Ho raccolto tutti questi post in un libretto dal titolo “Tutto per Tutti” disponibile su Amazon all’indirizzo: https://www.amazon.it/dp/B0B9CHBCQ6/

 Il libretto è disponibile sia in formato Ebook, sia in formato cartaceo al minimo prezzo consentitomi da Amazon (0,99 Euro per l’Ebook e 3,38 Euro per il cartaceo).

Leggendo quello che è successo nella campagna elettorale del 2018 possiamo farci una idea molto concreta dell’affidabilità dei partiti. Ci sono le promesse fatte allora e sappiamo, ora, quante e quali siano state mantenute. È il mio modo di darmi da fare: fornire una informazione, la più completa possibile a chi deve votare, qualsiasi partito si scelga.

Visto che Amazon me lo consente, da domani (26 agosto 2022) e per 5 giorni consecutivi, il download dell’Ebook all’indirizzo https://www.amazon.it/dp/B0B9CHBCQ6/  è gratuito.

Se quanto ho scritto vi è piaciuto, diffondetelo.

Mi raccomando, #VotareInformati!!!.

Comincio oggi una serie di post dove voglio raccontare le più esilaranti  balle elettorali, ossia le mirabolanti promesse che i leader e candidati alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 cominciano a diffondere agli elettori pensando che questi siano come Pinocchio davanti al Gatto e la Volpe che gli promettono il Paese di Bengodi. Cercherò di pubblicare un nuovo post, ogni volta che leggerò una di queste colossali fandonie. Continuate a seguirmi.

Tanto, Va tutto bene.

Per doveri di età cominciamo da Berlusconi. Ieri 22 agosto 2022, il vecchio leader di Forza Italia ha promesso che in caso di vittoria – per abbassare il carico fiscale e per permettere a tutti l’acquisto di una casa –  abbatterà al 2% l’aliquota dell’imposta di registro per l’acquisto della prima casa. Illusione? NO!!! Il fatto è che l’aliquota al 2% per l’acquisto della prima casa esiste, ed è legge, ormai da decenni. Non solo, ma l’aliquota del 2% non è calcolata sul prezzo reale della compravendita, ma sul valore catastale, notevolmente più basso. Promessa facile, anzi, già realizzata!!!.

Continuiamo con Salvini. Ieri sera, 22 agosto, nella trasmissione di Paolo Celata su La7, ha tentato di spiegare l’arcano della Flat Tax che non è Flat, ma progressiva. Salvini, controllate il video che ho linkato, afferma che già oggi alle partite IVA con introiti inferiori  a 65.000 auro annui si applica una tassa fissa del 15%. La prima fase dell’introduzione della nuova Flat Tax consisterà nell’alzare questo limite a100.000 euro. Così le partite IVA che hanno introiti fino a 100.000 euro annui pagheranno, al massimo 15.000 euro invece dell’aliquota marginale del 43% secondo la tabella progressiva valida per tutti noi comuni mortali e che riporto qui sotto:

Visto che anche ad occhio, con tale proposta si provoca una diminuzione di entrate fiscali per lo Stato, i giornalisti presenti hanno chiesto a Salvini con quali risorse intendesse coprire il “buco”.

La risposta è stata esilarante. Potete sentirla nel video che ho linkato, ma, nella sostanza è questa e degna del festival della barzelletta: “Non c’è alcun bisogno di coperture ,si paga da sola, perché gli interessati, che pagheranno meno tasse saranno invogliati a lavorare e produrre di più e quindi il gettito fiscale si alzerà da solo!!”.

Lascio a voi i commenti.

E finiamo con la Meloni: sempre ieri, si è detta favorevole agli “aiuti di Stato” vietati, in via di principio dall’Unione europea. Ha poi promesso di imporre un tetto agli stipendi ai manager delle aziende di Stato, specialmente quelle in perdita, perché li paghiamo noi con le nostre tasse.

Ineccepibile la proposta del tetto agli stipendi dei manager di Stato pagati con le nostre tasse. Peccato, che, come la tassa del 2% di Berlusconi, questo tetto c’è già. Il Governo Renzi, anni fa, ne stabilì il massimo ammontare in 240.000 euro lordi annui. Quest’anno, il ministro dell’Economia, Daniele Franco ha dato un’altra sforbiciata, imponendo non solo che nei 240.000 euro annui debbano rientrare tutti gli extra e altre prebende non comprese nello stipendi, ma stabilendo anche diverse fasce di fatturato cui commisurare gli stipendi.

Io posso capire che i Leader politici non siano addentro alle questioni tecniche (e perché no?), ma queste uscite denotano soprattutto una scarsissima competenza a scegliersi i collaboratori e consulenti, competenza principe di chi vuol governare.

Mah, ne vedremo delle belle. Continuate al leggermi sul blog e io continuerò ad informarvi. E, se vi piace diffondete. Non vogliamo essere come Pinocchio con il Gatto e la Volpe.

Sì, va tutto bene.

Sono solo quei quattro pennivendoli di Repubblica, Corriere, Sole24ore, La Stampa, Open, La Nazione, Avvenire e Osservatore Romano che lanciano allarmi a vanvera.

Questa mania della sinistra (sì, è solo la sinistra che vede sempre nero per mettere più tasse) di essere pessimista per rovinarci le vacanze è veramente di pessimo gusto.

Ma di che si dovrebbe preoccupare la gente? È tutto già scritto e preordinato: il banchiere cattivo che non voleva sentirne di scostamenti di bilancio è stato cacciato. Finalmente il popolo sovrano potrà esprimersi liberamente nelle urne (beh, proprio liberamente no, troppa libertà fa male, meglio non lasciargli scegliere i candidati, troppo stress, meglio dargli il pacchetto già chiuso con le liste bloccate. Vuoi mettere? Gli togliamo l’ansia del dover scegliere, di doversi informare su chi sono i candidati etc. etc).

La campagna elettorale sarà sotto l’ombrellone, gente allegramente in spiaggia o in montagna. Che non leggerà i giornali, che non vedrà neppure i talk show politici. Tanto ci sono sempre le stesse facce. Gli togliamo anche questo stress.

Poi la TV e la radio e i giornali, da sempre in mano a quei contafrottole della sinistra, è meglio leggerli il meno possibile: si ci rovina l’umore e l’appetito.

Sempre le solite notizie spaventevoli: le agenzie di rating relegano i nostri btp a spazzatura, il debito pubblico è in veloce risalita, le bollette del gas e dell’elettricità triplicano, l’inflazione e quasi al 10% e si mangerà i nostri risparmi, ma li abbiamo già spesi, quindi di che ci preoccupiamo? È cosa di niente

La siccità ha prosciugato il Po e mandato in malora coltivazioni e allevamenti? Ma ora piove, di che preoccuparsi? Forse piove un pochino troppo e con violenza, provocando frane e allagamenti, ma, via, non sottiliziamo: volevamo la pioggia e la pioggia è arrivata. Troppa? È cosa di niente.

Sì, è meglio che gli italiani non leggano queste brutte notizie

La verità è le belle notizie gliele diamo noi. Li avete visti i programmi dei partiti che vinceranno le elezioni, cioè noi?

Niente più mascherine, niente più vaccini (i giovani se la cavano con tre giorni di febbre, i vecchi hanno già fatto la loro vita, morire è cosa di niente), mai più green pass. E, poi, vogliamo affrontare i grandi temi economici? Via il reddito di cittadinanza che ha prodotto solo sfaccendati; perché lavorare fino a 67 anni? Tutti in pensione a 60 anni, o anche a 59 per chi si fa raccomandare.

La sinistra cattivona vuole finanziare il lavoro dei giovani con una tassa sulle grandi successioni. Che porcata! Basta abbassare tutte le tasse, anzi lasciarne una sola al 15% oppure al 22% secondo l’umore di chi la propone. Così i ricchi pagheranno meno tasse e potranno reinvestire quanto non pagato in nuovi posti di lavoro. I poveracci pagheranno un pochino di più, ma non c’è da preoccuparsi: tanto neppure prima avevano soldi. È cosa di niente.

Sì, vabbè, l’unione europea farà la voce grossa, minaccerà sfracelli, ma ci sarà un nuovo whatever it takes che ci salva. Ah, no? Le regole sono cambiate? L’ombrello protettivo si apre solo per chi ha i conti in ordine?

Di che preoccuparci? Minacceremo di andarcene dalla UE e cambieranno registro. Ah, no? Non c’è da preoccuparci. Ce ne andremo davvero da euro e Unione. Come, prima di andar via dovremo restituire tutti i prestiti avuti, da ultimo i 200 miliardi del Recovery Fund? E che vuoi che sia, non li restituiamo e ce ne andremo sbattendo la porta.

Cosa? La sinistra cattivona dice che così facendo ci isoletebbero peggio di Putin? E che vuoi che sia? A parte che Putin, il grande stratega, anzi Putin il grande (sia lode a lui) sta benissimo e in ottima forma, la autarchia l’abbiamo già sperimentata. È cosa di niente!

Non abbiamo gas per riscaldarci e cucinare? Ma metteremo un maglione in più e mangeremo dietetiche insalate; le docce fredde, poi, tonificano il corpo. Freddo? È cosa di niente.

Non abbiamo petrolio per le auto? Saremo tutti atleti correndo a piedi.

Utilizzeremo piacevolmente il tempo libero coltivando un piccolo orticello sul balcone. Vedete che va tutto bene?

Vi mandiamoun caro ed affettuoso saluto dal nostro scranno del Parlamento dove voi ci avete eletti e da dove possiamo guardare, con tutti i privilegi connessi, con sereno distacco alla vita quotidiana di voi poveri servi che vi bevete ogni frottola come se fosse un bicchiere d’acqua.

Ciao, va tutto bene!

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