Da che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito l’incarico di formare il nuovo Governo a Mario Draghi è tutto un fiorire di illazioni sui cosiddetti “poteri forti” ad indicare che il Presidente incaricato sia una diretta emanazione di questi per commissariare il nostro Paese.

Gruppo Bilderberg, Gruppo di Davos, George Soros, Unione europea: tutti indicati come mandanti e padrini di Mario Draghi  incaricato di servirli a nostre spese.

Ma chi sono i Poteri Forti? Mi suonano come gli anarco-insurrezionalisti, sempre invocati e mai se ne è visto uno.

Vedo, invece, qualcosa di molto più pericoloso, qualcosa di piccolo, velenoso come la calunnia, che – senza dire, senza mostrare – insinua, che getta il seme del dubbio, che tira il sasso e nasconde la mano. Tutte azioni volte a screditare le istituzioni e chi è chiamato a difenderle.

Posso  fare qualche esempio?

Abbiamo tutti visto il drammatico appello di Sergio Mattarella alle forze politiche che, pur soppesando seriamente l’ipotesi del voto anticipato, lo scartava non per suo piacere personale, bensì per due ovvie e comprensibilissime ragioni: sciogliere le Camere adesso significa una paralisi di cinque mesi nei quali i 209 miliardi attesi dall’Europa per il Recovery Fund si sarebbero persi (e sappiamo tutti quanto ne abbiamo bisogno) e svolgere una campagna elettorale durante la pandemia da Coronavirus non è il massimo per diminuire i contagi. (E qui le prime falsità: Salvini e la Meloni urlano che in USA e Israele si è votato o si voterà a breve nonostante la pandemia. Peccato che dimentichino che proprio un esponente della Lega, il Presidente-Reggente della Regione Calabria, Antonino Spirlì, abbia rinviato le elezioni regionali dal 14 febbraio all’11 aprile giusto a causa della pandemia).

Ebbene cosa fa Pietro Senaldi, Direttore del quotidiano Libero? Tutti sappiamo che quando un giornale riporta le affermazioni di qualcuno fra virgolette, significa che sta riportando la frase esatta. Ebbene, Senaldi il giorno dopo esce con questo titolo virgolettando a suo piacimento le parole di Mattarella “Voto proibito. Nasce il mio partito”.

Il testo delle dichiarazioni di Mattarella può essere letto qui ed è evidente quanto siano lontane dal virgolettato di Senaldi che non ci sta ad esser smentito. David Puente, giornalista di Open e noto cacciatore di bufale per ben du giorni ha chiesto la rettifica, che – alla fine – Senaldi ha concesso, ma insultando Puente come non giornalista, ma “correttore di bozze”.

Ormai il danno era fatto. I lettori di Libero che non hanno visto Mattarella in TV possono tranquillamente pensare che il Presidente della Repubblica abbia commesso un arbitrio e chi voglia costituire un partito.

Secondo esempio, anch’esso molto pericoloso visto che, ormai la politica e non solo quella, si studia all’Università di Facebook. Il fatto va ascritto alla categoria “buttiamola in caciara, ma dentro ci mettiamo il veleno”. Sui social fioriscono foto di personaggi politici del momento con la sovrapposizione di scritte che dovrebbero fa ridere, i cd. meme. Abbiamo visto , per esempio la foto della dichiarazioni di Giuseppe Conte al banchetto davanti Palazzo Chigi taroccate fino a farlo sembrare un venditore di caldarroste o di aspirapolvere Folletto.

E ce ne sono anche di cattive, che insinuano, sminuiscono, distruggono. Una per esempio è la doppia foto di Mario Draghi da una parte e del terrorista Cesare Battisti dall’altra, insinuando una supposta somiglianza fra i due.

Ecco, spargere veleno, spargere dubbi, minare la credibilità: queste sono le armi di oggi in mano a chi – senza avere argomenti e meriti – cerca il potere a danno della nazione e dei cittadini.

Memoria corta. Un difetto di noi italiani.
Leggo tanti post che assimilano il Governo Draghi al Governo Monti, bollando ambedue di essere figli dei poteri forti, della Troika UE e dei Paesi nordici, Germania in testa.
Memoria corta.
Non parlo di Monti, acqua passata.
Ma pochi hanno ricordato la genesi della famosa frase di Draghi del 2012 “whatever it takes”. L’allora Capo della BCE fu ferocemente attaccato dal Fondo monetario internazionale e dall’UE, con in testa la Germania con il suo ministro delle Finanze Shauble, per la sua politica di sostegno ai titoli di stato dei Paesi in crisi. Secondo “quei poteri forti” (quelli sì) la BCE non aveva titolo per intervenire nelle economie degli Stati membri.
Draghi andò avanti, sfidando anche la Corte di Giustizia europea, gli Stati nordici, difendendo a spada tratta la sua politica di sostegno fino alle estreme conseguenze, whatever it takes, appunto. e dal giorno dopo la speculazione che stava dissanguando l’Italia cessò.
Questo basterebbe a sfatare i falsi miti dei poteri forti padrini di Draghi.
A meno che vogliamo continuare ad essere governati dai Toninelli o Bonafede oppure passare all’antieuropeista (e ora no vax) Salvini o alla fascista Meloni.
Per me la scelta é facile.

Dall’otto dicembre dello scorso anno è stato attivato il cosiddetto cash back di Stato. Una iniziativa a metà fra la lotteria ed il rimborso spese per la quale, fino al giugno 2022 sono stati stanziati oltre quattro miliardi di euro.
Come tutti sappiamo, per partecipare, bisogna registrarsi tramite SPID o “carta d’identità digitale” (CIE) sulla piattaforma IO e relativa App. Poi è necessario inserire il numero delle carte di credito che si intende usare e anche  del Bancomat (questo due volte se la carta di debito è anche abbinata ad un circuito di carte di credito come Maestro o simili).
Dopo qualche incertezza iniziale ora il sistema funziona bene, ma lo scopo di questo post è capire se ne vale la pena.
Innanzitutto io ritengo che il cash back (peraltro ideato molto prima della pandemia) non è un incentivo a spendere tour court, bensì un incentivo a mutare il sistema di pagamento: dal contante alla carta di credito.
Indubbiamente è una cosa positiva: i pagamenti sono tracciabili, si diminuisce l’evasione fiscale e, una volta al mese, l’estratto conto spietatamente ti rinfaccia tutte le spese, utili e inutili che siano.
Altro effetto utile, anche se “collaterale” è l’impennata di italiani registrati al Sistema di identità digitale (SPID) ormai indispensabile per accedere a numerosi siti della pubblica amministrazione.
Questi i lati sicuramente positivi.
Ma la maggior parte si è registrata su IO per il cash back non tanto per quello che ho scritto sopra, bensì per il “vil denaro” da guadagnare.
Che, riflettendoci, non è poi tanto quanto si potrebbe immaginare.
Se si oltrepassa lo sbandierato slogan della restituzione del 10% di quanto speso, i soldini che si vedranno saranno pochini.
Il meccanismo del rimborso ha un doppio paletto.
Primo: su ogni spesa il rimborso sarà del 10%, ma solo fino ad una spesa di 150 euro. In altre parole, se fai un acquisto di 150 euro o di 850 euro, al massimo ti saranno accreditati 15 euro.
Secondo paletto: per ogni semestre di riferimento, il massimo rimborso non potrà superare, nel totale, 150 euro. In altre parole, se – ne semestre – hai totalizzato 10 acquisti da 150 euro ciascuno, hai già totalizzato il massimo del rimborso. Oltre non puoi andare. E, comunque, per avere anche un minimo rimborso, devi effettuare, nel semestre, almeno 50 transazioni “fisiche” (quelle on line, su Amazon o simili, non valgono).
C’è anche il Supercashback, che premia con 1.500 euro i primi 100.000 utenti che, nel semestre, abbiano totalizzato il maggior numero di transazioni, indipendentemente dal loro importo.
1500 euro sono una bella cifra e, all’apparenza, 100.000 premiati al semestre sembra un numero abbastanza semplice da raggiungere.
Non ne sarei tanto sicuro.
Io uso, in media, la carta di credito (o bancomat) più di una volta al giorno, ma l’app IO mi dice che davanti a me ho oltre 1.350.000 utenti che l’hanno usata più volte di me. (Come hanno fatto non so, forse – d’accordo con gli esercenti – spezzettano gli acquisti.) Quindi anche usando la carta di credito quasi due volte al giorno nessuna possibilità di prendere il premio di 1500 euro.
Insomma bisognerà accontentarsi di 150 euro a semestre (450 euro in tutto, più quello che si è riuscito a totalizzare con il cash back di Natale).
Basta non farsi prendere dalla “fregola” di salire ad ogni costo in classifica facendo acquisti inutili che vanificano il massimo rimborso di 150 euro a semestre.

Il link alle “istruzioni ministeriali” è qui:
https://io.italia.it/cashback/


Sempre che il “concorso” continui. Pare che lo interromperanno a fine giugno 2021 per destinare i fondi dei due semestri successivi ai “ristori” per le categorie danneggiate dai provvedimenti restrittivi per contenere la pandemia da Covid-19.

Sinceramente non l’ho capito. È più di un mese che Renzi dà cornate a Conte, non al Governo.
Ieri chiedeva il Mes sanitario; forse opportuno, ma non indispensabile, visto che il risparmio si aggira sui 250 milioni a fronte dei miliardi che stiamo spendendo con gli scostamenti di bilancio. L’altro ieri chiedeva che Conte dismettesse la delega sui Servizi Segreti; perché, visto che la legge la attribuisce proprio al Presidente del Consiglio? La delega ad un sottosegretario è solo una opzione. Oggi chiede che il programma per lo utilizzo del Recovery Fund sia totalmente cambiato. Ma Renzi e i suoi ministri non sono su un altro pianeta. Fanno parte del Governo Conte fin dal suo inizio, anzi il buon Renzi lo ha tenuto a battesimo. Cosa hanno fatto i suoi ministri fin’ora? Hanno giocato alla Play Station?
Non penso che la follia di Renzi si spinga alle elezioni anticipate. Sarebbe un suicidio, visto che il suo partito, Italia Viva, è accreditato di un misero 2%. Con la riduzione dei parlamentari scomparirebbe dall’orizzonte.
E, allora? Un semplice rimpasto? Un Conte ter? A che pro?
Secondo me, quello che rode a Renzi è non essere rappresentato nella cabina di regia che dovrà distribuire i soldi del Recovery Fund. Non lo può dire ma lo pensa.
Insomma questa storia è solo una storia di soldi che si risolverà, al solito, all’italiana, con il classico aumento di poltrone. Un “aggiungi un posto a tavola“.

Sono ormai anni che si pontifica sulle fake news.
Chi le scrive trova diletto nel polverone che scatena e nella ridda di risposte scandalizzate.
“Se ho provocato un tale polverone significa che sono bravo, che sono capace di scuotere le masse!”
Eppure spesso dimentichiamo che le fake news sono contenute nel ristretto universo dei social. Un universo che appare immenso per ci pascola ogni giorno e si laurea all’università di Facebook; un universo minimo per chi ha altro da fare.
Se si evitano i social, le fake news scompaiono d’incanto.

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