Archivio degli articoli con tag: Spagna

Pare di no, è una deformazione di un nome pregresso. Wikipedia dice:”Santander fu fondata dai Romani come Portus Victoriae. Successivamente cambiò nome in Portus Emeterii, cambiamento legato ad una leggenda secondo la quale a Santander giunse una barca che portava le teste di due legionari romani, Emeterio e Celedonio, decapitati a causa della loro fede cristiana, le loro reliquie sono state trovate nel secolo scorso nel sottosuolo della cripta della chiesa di San Martin. I due martiri, fatti santi, divennero i patroni della città e dal nome Portus Emeterii si passò a Sant’Emeterio, poi a Sant’Emeter, Santemeter e, infine, all’attuale toponimo Santander.”
Le altre notizie sulla città cliccando qui
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Santander
insomma oggi giornata di riposo.
Vi ho detto della albergatrice un po’ pazzarella.
La mia camera, la stessa dello scorso anno, completamente ridipinta con il bow window sul mercato, ha un lavandino e la doccia. I gabinetti sono in comune.
La mattina, come ogni pergrino (o, ormai, ex peregrino) che si rispetti mi alzo presto e mi tuffo nella doccia in camera. Acqua fredda, aspetto, acqua fredda, aspetto ancora, acqua fredda. Prendo lo asciugamano e vado nei bagni comuni. Acqua calda. All’uscita incontro la albergatrice. Piuttosto offeso (pago i 70 euro/giorno anche per la acqua calda) le faccio notare la mancanza. Lei per tutta risposta, garrula e felice, ridendo mi dice “non ti preoccupare, se l’acqua calda non arriva nella tua doccia, puoi tranquillamente andare nei bagni comuni!, Non c’è alcun problema”. E se ne va, lasciandomi basito.
Oltre la colazione, nel bar a fianco, la prima cosa che un peregrino deve fare quando arriva in un paese non piccolo è la sosta alla lavanderia a gettoni. Fra limpiadora e secadora,in 40 minuti il mucchio di vestiti umidi e puzzolenti si trasforma in profumato bucato.
E poi in giro per Santanter.
C’è l’hodavani alla finestra e voglio visitare il mercato de la ESPERANZA. Grosso fabbricato a due piani. Sotto il pesce, sopra la carne. Soprattutto per il pesce ogni ben di Dio. Dai mariscos, vongole, ostriche, molluschi vari a tonni interi, spigole, ombrine, scorfani. Avrei comprato tutto. Una giovane e carina banchisa, moto spagnola: occhi e capelli nerissimi, sguardo fiero, si accorge del mio entusiasmo e mi chiede se voglio e che voglio comprare. Con rammarico le dico che sono in albergo e che non posso cucinare. Comprende e mi regala due ostriche da mangiare lì sul posto, bagnate di limone.
Giro un po’ il centro commerciale, compro il giubbino rosso che avevo visto all’andata e con il sole pieno vado ai giardini di fronte al mare. Vedo che stanno preparando l’allesty della “festa del mare”che inizia stasera: due velieri sono attraccati, uno è la riproduzione di uno di quei galeoni spagnoli che tanto oro portarono dalle Americhe.
Ancora qualche foto all’opera in bronzo di José Cobo che riproduce quattro “raqueros” , sorta di scugnizzi napoletani.
A pranzo non possono mancare i soliti pinxos, stavolta con maiale, una buona insalata mista e…la gagna di cerveza. Un buon locale “la cathedra” in calle del medio.
E, stasera, ultima sera a Santander, via a tutta Fiesta del mare. Divertiamoci ché domani ci attendono nove ore di bus per Barcellona!

Il mio balconcino bow window con vista sul mercato
Mercato
Molluschi al mercato
Galeone spagnolo

Los raqueros

Beh, sì, lo avevo lasciato intendere che c’era in vista una decisione da prendere. Avevo scelto oggi come giorno di riposo in un posto ameno, con bella spiaggia (con doccia), non affollatissimi:più rinomata la vicina Llanes di cui Póo è una frazione.
Il riposo, il buon pesce, l’ottima cerveza, fanno riflettere e maturare le decisioni.
Il peregrino fa una conversione.
No, San Paolo e Damasco non c’entrano proprio, non fraintendete.
È una conversione a U sul Cammino.

Il tempo di sta guastando, il Cammino non è spettacolare come nei Paesi baschi, i paesi son carini ma turismo marino familiare che non entusiasma. Mi dicono che sulle montagne troverò pioggia e freddo
Insomma, domani me ne torno indietro e in due ore di mezzo meccanico rifarò, al contrario, tutta la distanza che, ora, mi separa da Santander.
In effetti ho lasciato gli occhi si uno splendido giubbetto in saldi in una boutique sul paseo principale.
Ma, ovviamente, mica posso finire qui la vacanza….sto tormentando il telefonino da ieri per orari, coincidenze e prenotazioni.
Da Santander me ne vado a Barcellona sperando che il gran caldo di quella città sia in po’ calato. Ci manco dal 1987, ci saranno cose nuove da vedere.
Ora capisco bene perché, con lo stupore di Salvini che ne attribuiva il possesso ad una ingiustificata ricchezza, tutti i migranti hanno un telefonino di ultima generazione.
Col mio mi son programmato le tappe del Cammino, valutato le distanze, prenotato alberghi, voli e bus. Se lo perdessi ora avrei sei problemi a recuperare le prenotazione mi che in esso sono contenute.
Ma volete sapere qual è stata la cosa più difficile?
Non certo Santander-Barcellona o trovare una pensione economica in quella città. È stato come arrivare a Santander, non perché manchino i mezzi pubblici (c’è il treno o il bus), ma per la incertezza delle risposte degli umani.
Vi spiego.
In questo momento sono in un albergo a Póo che è una frazione della più importante e alla moda località di Llanes da cui la separano un chilometro e mezzo e circa il 40% di prezzi in meno.
Orbene, come prima opzione ho visto il treno, la cui stazione è a due minuti dal mio albergo. Vedo dall’orario esposto che Póo è una stazioncina non  presidiata (la ferrovia è a scartamento ridotto e binario unico) e la fermata è “a richiesta” . Un cartello esplicativo suggerisce di farsi vedere bene sulla piattaforma dal macchinista affinché fermi il convoglio, nonché fornisce un numero di telefono da chiamare per avere informazioni se il treno dovesse ritardare di più di dieci minuti.
La cosa mi lascia un po’ perplessi e comincio a chiedere in giro. Un tizio del bar vicino alla stazione mi dice che il treno non ferma più e che devo andare a Llanes. La albergatrice mi dice una cosa ancora più strana. Il treno non sempre passa. È preferibile che io vada alla stazione di Llanes ove, all’ora prevista, mi diranno se il treno c’è e lì si ferma o c’è un bus sostitutivo.
Seconda opzione il bus. C’è chi mi dice che il bus ALSA si ferma a richiesta anche a Póo, c’è chi mi dice di no e che parte da Llanes.
Scopro che molte di queste incertezze dipendono dal fatto che ieri, domenica 8 settembre qui è ufficialmente finita l’estate con relativi cambi di orario e servizi.
Stamattina, 9 settembre, la giornata si presentava uggiosa e, non avendo di meglio da fare, vado a visitare Llanes. Così scopro l’arcano dei treni e bus a Póo.
Llanes è carina, quasi una bomboniera, con un porto interno (fluviale o da fiordo non so) pieno di barche da turismo, piena di pasticcerie e ancora addormentata perché ieri sera grande festa per la Vergine di Guya protettrice del paese.
Atmosfera tipica di località marina di vacanza in giornata di tempo ottimale. Una sosta al bar per un biscocho (Pan di spagna) da tocciare nel cappuccino guardando la vita che scorre e vado alla stazioncina ferroviaria. L’addetto.mi conferma che il treno per Santander di ferma a richiesta a Póo e sempre a Llanes e quella del possibile bus sostitutivo è una bufala. Ma mi dice anche che, essendo il marciapiede ferroviario (chiamarlo stazione è troppo) di Póo in curva, talvolta il macchinista non vede il viaggiatore in attesa. Ah!
Vado anche alla estacion de autobus (50 metri più avanti) : tutto serrado, tutto chiuso anche se l’orario di apertura era trascorso da oltre due ore.
Il cartello confermava l’apertura dalle 8.00 alle 18.00 da lunedì a venerdì, tranne i festivi. Che oggi sia un lunedì festivo di “trascinamento” della festa de La Virgin de Guya?
Comunque cartelli e macchinette automatiche confermavano la presenza della corsa Llanes-Santander praticamente alla stessa ora di quella ferroviaria.
Vista la assenza di umani, nulla ho potuto chiedere sulla eventuale fermata a Póo.
Insomma domani DEVO andare a Llanes a piedi o con taxi se piove.
Poi sceglierò quale mezzo, alternativo alle gambe, mi porterà a Santander.
Per intanto, visto che è spuntato un pallido sole, sto scrivendo queste note dal ristorante sulla spiaggia: un ottimo piatto di fagioli e vongole, mentre i passerotti fanno man bassa del mio pane.


La “stazione ferroviaria” di Póo
La stazione ferroviaria di Póo
I passeri che fan man bassa del mio pane

Gentilezza.
In Spagna sono più avanti, quasi mi vergogno a dirlo, più civili.
Piccole cose, ma importanti. Se vedono che sei in procinto di attraversare, le auto si fermano, se vedono che stai puntando la fotocamera verso un monumento, si fermano finché non hai finito. Nei bar ti ringraziano sempre anche se hai preso solo un caffè e lo hai pagato con una banconota da 50 euro.
Sarà solo questa zona della Spagna? Non so, ma identica gentilezza e civiltà l’ho rinvenuta sia nei Paesi Baschi, sia in Cantabria.
I bambini, come tutti i bambini giocano a palla o a rincorrersi; quello che manca sono le urla delle mamme.
A proposito delle urla, una situazione che mi ha stupito parecchio. A Bilbao era Settimana Grande: per una intera settimana, la città si trasforma in un enorme ristorante all’aperto e, soprattutto, in una immensa birreria. I negozi, quelli non in ferie, aprono solo la mattina, tutta la popolazione (350mila abitanti) più le decine e decine di migliaia di turisti e abitanti della regione già dal primo pomeriggio si riversano in strada a passeggiare, chiacchierare e, soprattutto, a bere. Passano da un tendone ad un altro, ascoltando musica e canti, ballando e bevendo. Tutti con il proprio grande bicchiere di plastica legato al collo con una cordicella. Solo birra alla spina, quindi niente tappeto di vetro rotti. Nessun urlo, nessuno schiamazzo; certo non si sta in religioso silenzio, ma solo vociare e risate. La musica non è assordante, i gestori dei bar e ristoranti non urlano all’altoparlante per invitare i clienti magnificando l’attrazione proposta. E dire che, già dalle sette di sera, il tasso alcolico in vena è già parecchio alto.
Pulizia. Tutto è generalmente molto pulito. Sistema di raccolta della spazzatura in cassonetti, simili ai nostri. Mai visto sacchetti o residui alla base dei contenitori. La mattina presto, accanto ai runner, gli addetti alla nettezza urbana spazzano e innaffiano le strade ed i marciapiedi.
Prezzi. Generalmente un 10% più bassi che in Italia (e sono località turistiche). Al ristorante non ti rapinano. Il menù del día (fra i 12 e i 16 euro) è più che buono e sufficiente.
C’è tanta cura dei disabili. I paesi e le città non hanno praticamente barriere architettoniche. Mai visto un’auto parcheggiata sulle strisce (grandi parcheggi sotterranei), marciapiedi larghi e da dove si va dappertutto. Il risultato è che i disabili o le persone con ridotta mobilità come gli anziani scorrazzano sulle carrozzelle godendosi l’ estate come i normodotati. Non solo: in diversi paesi ho visto tante persone in carrozzella accudite e assistite da, non so esattamente, chiamiamoli così “servizi sociali”.
I marciapiedi e i luoghi di passeggiate, accanto a parchi attrezzati per bimbi, offrono gli attrezzi meccanici per il fitness. Mi sono avvicinato a guardarli. Dalla targhetta risultano messi lì da diversi anni: non uno rotto o vandalizzato.
Niente che, a prima vista, non va? Sì, i writers imbrattatori esistono anche qui, ma è una delle poche similitudini con l’ex Belpaese.

Mi domando solo una cosa. Certo, la mia analisi è condotta con metodi “spannometrici”, non posso assicurare che sia sempre tutto e come l’ho descitto, ma…..PERCHÉ ANCHE IN ITALIA NON È COSÌ?

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