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La hospitalera della Loma Bonita è proprio gentile. Mi aveva chiesto a che ora uscivo perché potessi ridarle la chiave. Forse non si fidava a che la lasciassi nella toppa. Le avevo detto che sarei partito alle 7.00 ma, in verità, visto che era buio pesto e, da naso fuori la finestra, anche molto umido e freddino, sono uscito alle 7.20. La signora era lì, ferma, che mi aspettava.
E mi ha indicato una scorciatoia che, come l’ipotenusa rispetto alla somma dei cateti, mi ha fatto risparmiare un bel po’ di tempo e di strada.
Ecco, la strada, la Carretera. Brutta tappa quella di oggi, da Comillas a Colombres, praticamente tutta sul ciglio di una strada con le auto che ti passano vicino.
Gli arabeschi alternativi proposti dalla guida sono una strada alta un po’ più vicina al mare nel parco di Oyambre o  soliti pascoli con mucche e vitelli. Lo scotto da pagare è sempre il 20% in più di strada.
Dalla Carretera, specialmente vicino San Vicente de la Barquera si cammina ammirando le vette dei Picos di Europa.
Molto carina San Vicente, collocata su un colle alla confluenza di due fiumi. Per accedere al paese bisogna passare di un lunghissimo ponte di una laguna che ricorda il ponte della libertà fra Mestre e Venezia.
Molti negozi, ristoranti e bar pieni di gente che di diverte.
Poco dopo San Vicente vedo assembramento e mola Guardia Civil in moto o in auto. Chiedo: deve passare la Vuelta. Mi fermo aspetto e applauso anche io al gruppo compatto.
Mi chiedo come possano fare un centinaio di persone a correre in gruppo compattissimo a quasi 60km orari senza urtarsi e senza cadere.
Il sole è caldo, una Coca Cola fa riprendere i sensi , arrivo a Unquera, altro posto carino di villeggiatura marittima, passo un ponte, lascio la Cantabria ed entro in Asturie.
Subito dopo il ponte una stradina lastricata stretta, in forte pendenza, salire, sempre salire sotto il sole affinché ti siano rimessi i peccati, mi porta all’albergo juvenil Cuntu di Colombres (12 euro in camerate da 8. Discreto. L’acqua calda e il giardino ci sono e c’è pure il Wi-Fi, ma non funziona. In camerata per ora, oltre me, una coppia di giovani che mi sembrano tedeschi e una attempata coppia di svedesi.
Vedremo chi russa più forte.

Ah, lo sapevate che il Pan di Spagna in Spagna si chiama Sobaos?

Il Cammino sulla Carretera
San Vicente de la Barquera
Dormitorio nell’Albergue juvenil di Colombres

Sono neppure le 7.00, è ancora buio e dopo la colazione all’albegue, esco nella Santillana ancora buia e addormentata. Frontalino acceso e lampeggiante rosso appeso allo zaino: è prevista pioggia in zona e voglio allontanarmi presto dal pericolo.
Ripenso all’albergo che mi ha ospitato. Le piccole stanzette erano realmente celle di suore di clausura che abitavano questo Convento edificato nel XVII secolo.
Ora la struttura è gestita da una organizzazione religiosa che ha il fine di procurare lavoro a giovani disoccupati. Infatti, oltre all’albergo vero e proprio, ci sono giovani occupati nel baretto e nel piccolo negozio di commercio equo e solidale e di prodotti tipici di zona.
Prima di cena è previsto un momento di incontro e di preghiera tenuto da una suora e da una laica. Ci vado, il bello di queste cose è l’incontro con persone di nazionalità, idee, esperienze diverse.
Infatti eravamo un italiano (io), un americano giovane di New York, una coppia danese, una ungherese al suo settimo Cammino e una canadese con occhi a mandorla, non so se immigrata o hinuit.
La prima parte, molto interessante ha fatto parlare ognuno di noi delle proprie origini e delle motivazioni che ci hanno spinto sul Cammino. La suora insisteva sulla spiritualità, io sul turismo e sul lavoro su di me circa l’adattamento e la fatica.
Ero anche in condizione privilegiata perché le conversazioni si tenevano in inglese, poi la suora traduceva in spagnolo per l’amica: quello che mi perdevo con lo inglese lo recuperavo con lo spagnolo.
Sorvolo sulla seconda parte di preghierine e canzoncine.
Comunque la principale ragione che ha spinto ognuno sul Cammino è risultata la voglia di stare solo con sè stesso.

La cena tutti insieme

Beh, la giornata inizia di buon cammino e finisce dopo venti kilometri con le gambe di legno.
A questo proposito devo riproporvi una riflessione immaginifica: la linea che congiunge due punti sul Cammino di Santiago non è la retta, bensì l’arabesco.
Ripeto lo esperimento già compiuto lo scorso anno. Riporto su Google Maps (cammino a piedi) tutte le località toccate dal Cammino durante una tappa. Il numero di kilometri riportato da Google Maps è sempre inferiore di un buon 20% a quello riportato dalla guida. Certo, Google Maps preferisce sempre il percorso più breve, in genere sulla Carretera asfalta, il Cammino è più bucolico e predilige le interpoderali.
Bisogna quindi stare attenti e confrontare: se la differenza, come nella prima parte di oggi è fra Carretera di scarso traffico, ma molto più breve del Cammino che pure segue una stradetta asfaltata fra gli ormai arcinoti pascoli, è meglio abbreviare. Però, magari, si perde un percorso alto sulla scogliera, immensamente più bello anche se più lungo.
Bisogna sempre scegliere, come anche l’albergo. Ieri mi è andata di lusso, in una cella con letto a castello occupata solo da me.
Sapevo però che Comillas, dove sono oggi, è una rinomata località di villeggiatura e stasera inizia il weekend. Tutto soldout. Ho provato con Booking e l’unico posto non da nababbo era l’hospedaje loma bonita a 2,5 kilometri dal centro di Comillas. Dalla mappa sembrava quasi sulla spiaggia ed invero la distanza orizzontale dalla spiaggia è minima. Ma non quella verticale. L’albergo, pulitissimo e carino è in una frazione di Comillas, Trasvia, sul cocuzzolo di una collina, un minuscolo paesino medioevale, bellino, ma isolato. Meno male che domani, la ripida salita dovrò farla in discesa e he il timbro (sello) sulla Credenziale me lo son procurato prima, passando davanti la attedrale. L’albergatrice ha voluto 45 euro per la stanza con bagno e due letti e, con un sorriso mi ha detto “se portava sua moglie sempre 45 euro pagava,” Le ho risposto che, quindi, le donne non hanno alcun valore….non penso abbia gradito.
Il ristorante si chiama “El mirador” nome ben giustificato dalla stupenda vista della collina rapidamente degradante sulla spiaggia. Non ho voglia di camminare ancora. Mi son messo nell’amaca in giardino a godere il sole calante. Bello godersi il sole senza morire di caldo.

Hospedaje Loma Bonita

Il peregrino parte presto, ma la Spagna è particolare: ha la stessa ora italiana ma è spostata molto più ad occidente. Fa notte più tardi, ma alle 7 di mattina è ancora buio.
Comunque, ben consigliato dalla guida e fa altri peregrini, da Santander fino a Mogro (12 km) me li faccio in Metro. Evito la periferia industriale di Santander e attraverso sul ponte solo ferroviario un fiume che, altrimenti mi avrebbe costretto ad una lunghissima deviazione.
Sceso dal treno, la strada si snoda attraverso i dolci colli cantabrici con paesaggi bucolici di mucche al pascolo e il profumo del mare che si vede in lontananza.
Dura poco, però. Iniziano kilometri e kilometri di brutta sterrata che procede dritta fra canneti da una parte e due immense condotte di acqua dall’altra. Poi su una normale carrozzabile. No buono. Ci si  mette anche un quarto d’ora di pioggia fine fine ma fastidiosa.
Raggiungi abbastanza presto Santillana. L’albegue municipale è proprio all’ ingresso del paese. Carino. Camere (sono le celle del vecchio convento) a due posti con letto a castello. Pulito e molto economico: posto letto, cena e prima colazione di domani 26 euro. Doccia. Non ho voglia di tornare nel paese finto di Santillana. Ha anche ripreso a piovere. Boh, per ora riposo, i 23 km si fanno sentire.
Nei soggiorni spagnoli odo parole strane ma familiari, radici latine, ovvio, spesso conservate nel nostro dialetto.
Esempi? Ospedaje non ha nulla a che fare con la sanità: è invece una struttura che ospita, un albergo; noi abbiamo oste, ostello etc….
Ancora, il cerotto in rotolo di chiama sparatrappo: ricorda qualcosa?
Ieri stavo facendo una foto. Un bambino mi passa davanti, la mamma “non stroppiare la foto”, non rovinarla..
Insomma, radici comuni….

4 settembre 2019. L’ansia fortunatamente è durata solo venti secondi. Il terzo bagaglio scodellato dal nastro trasportatore era il mio zaino ancora con la sua protezione casalinga con il domopack.
Sì stavolta mi sono voluto fidare e ho messo tutto nello zaino imbarcato (c’erano i bastoncini!). Per la prima volta ho volato in libertà senza alcun bagaglio a mano.
Metro A fino a Subagusta, poi il 520 e a gratis (ho l’abbonamento ATAC) sono a Ciampino. Un altro salto e Santander mi accoglie nel caldo e assolato primo pomeriggio. Albergo in centro, carino e pulito, e via in giro.
Prima cosa farsi mettere il timbro sulla credenziale del pellegrino. Buona occasione per rivisitare la bellissima Cattedrale di nostra Signora dell’assunzione.
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Santander
Edificio in stile gotico del XII secolo con una basilica alta ed una bassa. Due chiese in una.
I lavori durarono circa 200 anni.
Molto bello il chiostro gotico.
Acquisito il timbro (sello) me ne vado in giro sul Paseo Calvo Sotelo, arteria chic di fronte al mare.
Obbligatorio un passaggio accanto al Centro Botin di Renzo Piano, spazio espositivo che sembra un’astronave, e alle numerose sculture in bronzo a grandezza naturale che ritraggono persone, in particolare l’equivalente spagnolo degli scugnizzi partenopei.
L’aria è calda e piacevole; il paseo, i giardini e i bar sono pieni zeppi di persone che se la godono. Eppure oggi è un giorno feriale.
Quello che mi sorprende è l’allegria, le risa, l’assenza di becero chiasso.
Abituato allo sfracelli di Roma non posso fare a meno di notare come tutto sua curato e pulito.
Ecco, la cosa pubblica è sentita come cosa propria.
Molto verde, bei palazzi.
Mi piacerebbe vivere qui.
Mi concedo un piatto di polpo alla galiziana (un po’ piccante con patate) e un bicchiere di Estrella Galizia, una ottima birra di queste parti.
Come primo giorno può bastare.
A domani

Centro Botin
Cattedrale di Santander

Sì, il Camino di Santiago chiama. Sono iniziati i preparativi.

Preparazione delle cose da portare (vediamo di stare sotto i 7 chili)

Scansione dei consigli dei peregrini sui vari gruppi FB dedicati al Cammino.

Approntamento di una una road map con i numeri telefonici di locande economiche in caso di pieno degli ostelli.

Ma la cosa più difficile è preparare io cervello ad un periodo lungo, in solitario, senza certezze se non quelle delle difficoltà. Ci avviciniamo al tramonto della vita: bisogna allenarsi.

Per un paio d’ore tappe farò il riassunto su WhatsApp, poi solo qui su https://sergioferraiolo.com

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