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Tappa lunga quella fra Santoña e Guemes. Lunga per me vecchietto, quasi 64 anni di vita per nulla sportiva. Sulla guida son 24km. Bisogna partir presto.

Ma la lunghezza della tappa è una variabile. Mi convinco sempre più che il Cammino sia solito congiungere due tappe non con una linea che si avvicini ad una retta, bensì con un arabesco.
Nel b&b di Santoña avevo provato con Google map a sbirciare il percorso suggerito fino a Guemes. Beh, non ci crederete, per Google, se voglio andare da Santoña a Guemes, prendo una certa carretera (strada) e con 15/17km me la cavo.
Ovviamente scelgo di seguire le frecce gialle.
Alle 7 precise (è ancora buio) esco dal b&b con in corpo solo un caffè della macchinetta e due biscotti. Le luci cittadine rischiarano il cammino. Passo davanti al carcere, passo dietro la spiaggia vista piena di sole e di (pochi) bagnanti il giorno prima e arrivo alla base del monte (no, monte è troppo, chiamiamolo colle) Brusco. Qui frecce gialle a destra, verso la spiaggia, frecce gialle a sinistra verso la carretera. Quale via scegliere? Vedo davanti a me pellegrini che si consultano e vanno verso la carrettera. Che volete, io sono una pecora nera, non seguo il gregge. Avevo letto di una biforcazione per le biciclette (i bicigrini) in quel punto e, senza esitare, nella luce incerta dell’alba, prendo a destra verso la spiaggia.
Il sentiero scende in spiaggia, poi fa una strana conversione a U (con tanto di frecce gialle) e comincia a salire sul colle Brusco.
Non faccio in tempo a maledire la soffice sabbia che copre il sentiero che questo bruscamente (di nome e di fatto) prende a salire vertiginosamente…..stupore… ho sbagliato strada? Sollevo lo sguardo e vedo sulla parete rocciosa ben sopra di me una freccia gialla che tende al cielo.
Un po’ rincuorato ma anche un po’ spaventato dall’erta, mi spingo su. Il sentiero è quasi verticale. Appesantito dallo zaino mi devo aiutare con le mani.
Il sentiero sale, sale, sale e si stringe fra due pareti di piante, spesso rovi, che ti fanno passare a stento.
Salgo. Salgo. Ad un certo punto, la magia.
Arrivo su un punto esposto, stranamente senza vegetazione e…. voi umani non avete mai visto le cose… a destra il sole che sorge sulla spiaggia di Santoña, a sinistra la spiaggia di Noja che riceve i primi raggi di sole…
Immagini stupende. Fotografo a ripetizione. Ma la fotografia non rende la magia di quei posti a quell’ora con quel tempo.
Estasiato comincio la discesa anche essa molto ripida, spesso mi devo sedere e cercare appigli. Passato il punto più brutto, vedo un ciclista con la sua bici in spalla che inizia l’avventura in senso inverso. Lo sconsiglio caldamente. Tanto l’alba magica è passata. Noja è a due passi.
Degno di nota è l’incontro sul Cammino di due pellegrini spagnoli, padre e figlio, il padre, della mia età, era al suo ennesimo Cammino e procedeva di gran carriera.
Il figlio (30 anni?) arrancava .
Si fermano per mangiare. Io proseguo, voglio arrivare presto perché un tarlo mi rode nel cervello.
Incontro un pellegrino toscano. Iniziamo a chiacchierare. È al suo secondo cammino. Due anni fa era sul percorso francese e mi conferma quanto altri pellegrini hanno raccontato.
Secondo lui (e gli altri pellegrin
i) sul Cammino francese non c’è la corsa del leone e della gazzella per cui ogni mattina, prima che sorga il sole, il pellegrino deve alzarsi dal dormitorio dell’albergue per peregrinos e correre se vuol arrivare al successivo albergue per peregrinos prima degli altri pellegrini se vuol trovare un letto nel dormitorio comune.
Secondo lui (e gli altri) sul Cammino francese c’è più disponibilità di posti/letto e più distribuiti lungo il percorso. In più, mi dice, quasi ogni casa offre un posto letto, oltre al banchetto dove puoi acquistare “generi di conforto”.
Mentre parliamo, il tarlo si fa più forte e chiaro. Riprendo la guida e vedo che ho commesso un errore.

Mi ero ripromesso di non far più la corsa del leone e della gazzella e anche per lo arrivo a Guemes ho prenotato un b&b. Ma era mia intenzione far visita anche alla comunità lì creata da padre Ernesto Burstio che gestisce l’albergue per i pellegrini.
Ecco l’errore: la comunità non è a Guemes paese, ma sul colle vicino a quasi due chilometri di distanza.
Mah, arrivo presto al mio b&b, il tempo è buono, fin troppo caldo e la curiosità è tanta.
Doccia e, sotto il sole caliente, riparto e arrivo alla “Cabaña de l’abuelo Peuto” (la capanna di nonno Peuto). È un coloratissimo villaggio, interamente gestito da volontari, creato da padre Ernesto partendo dalla primitiva costruzione edificata da suo nonno (detto Peuto). Accoglie non solo i pellegrini del Cammino, ma chiunque voglia sostare.
Ci sono intere casette con letti a castello, spazi comuni, lavanderia, biblioteca, refettorio grande per la cena comune della sera. La ricettività supera i cento posti.
Non si paga. Chi vuole lascia quanto può.
Veramente un bel posto, pieno di ragazzi da ogni nazione. Allegro, pieno di vita.
Peccato, mi perderò il momento più coinvolgente, la cena comune, ma la stanchezza comincia a farsi sentire e tornare di notte mi fa un po’ paura.
Non si sa mai nella vita. Si può sempre tornare; come quest’anno che tornerò, dopo trentadue anni a Santillana del mar, il borgo medioevale vicino alle grotte di Altamira.

Spiaggia di Santoña all’alba

Spiaggia di Noja all’alba

10 anni fa, su una chiatta, ore sul fiume per arrivare al monastero di Samye, in Tibet.

Una pellegrina si copriva il volto e pregava

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