Archivio degli articoli con tag: referendum

Uno degli errori più frequenti che noi, poveri umani, commettiamo è quello di ergerci a misura di tutte le cose: il mio pensiero è quello prevalente nell’ampio consorzio in cui vivo.

Ci sono molte e valide scusanti per questo errore. A parte casi non frequenti, ognuno di noi vive per anni e anni nello stesso contesto e, quasi senza accorgersene, come olio nell’acqua o il mercurio dei vecchi termometri, tende ad avvicinarsi a chi è più simile trasmettendo le proprie idee e, nel più classico processo osmotico, assorbendo quelle di chi gli sta vicino.  Anche nell’odierna società “sempre connessa”, è falso il mito della completa informazione. Si clicca sempre sulle stesse testate giornalistiche, magari leggendo solo i titoli [che servono ad acchiappar polli]. Anche chi ha 3687 “amici” su Facebook, interagisce con non più di un centinaio di essi, quelli che hanno una maggiore comunanza di vedute: pian piano Facebook i mostra solo quelli con i quali hai una maggiore interazione; i post degli altri non li vedrai mai.

Inconsciamente, quindi, ci siamo creati un microcosmo di eadem sentire dal quale, per comodità o per noia non ci allontaniamo. E, allora, la coscienza comune di questo microcosmo ci appare estensibile all’universo intero come la verità ineluttabile e inconfutabile.

Pensino ora i miei venticinque lettori che mi onorano della loro attenzione che voglia tediarli con un discorso filosofico-antropolgico? No, era solo la doverosa premessa ad una senzazione che vorrei condividere; sensazione personalissima, ma che – forse – ho la presunzione che si estenda al di là del mio personalissimo microcosmo.

Qualche anno fa, un giovane politico toscano irrompe sulla scena politica, fa fuori un suo compagno di partito e si installa alla guida del Paese. I primo effetto è dirompente. Un boom di voti alle elezioni per il Parlamento europeo, superiore del 10% alla messe di voti conquistati dal partito nelle precedenti politiche. Peccato che, per orrenda tradizione italiana, le elezioni europee non sono mai state una test probante. Il nuovo premier va avanti deciso, vuole rivoluzionare l’Italia. Ce ne è bisogno, davvero. I suoi ministri sfornano lunghissime e complicate leggi che dovrebbero semplificare l’apparato burocratico. Ma va oltre, propone un nuovo disegno della carta fondamentale. Il disegno viene costruito in Parlamento con tutte le modifiche del caso necessarie per farlo approvare, ma il nostro se ne intesta la titolarità e chiede il responso del popolo sovrano più sul suo operato che sul testo della riforma costituzionale, invero piuttosto pasticciato.  Perde 60 a 40, ma si intesta tutto quel 40% e, pur non essendo più il premier, continua a dettare l’agenda sostenuto da un buon risultato alle primarie. Peccato che, rispetto alle precedenti, tanti siano andati al mare.

Questi i fatti.. D’ora in poi le sensazioni. Per la prima volta seto da tutte le parti una intenzione di votar contro. Non votar contro una idea, una linea, un programma. Ma votar contro una persona da parte di chi, per anni, ha votato per il partito di cui l’enfant prodige è segretario.

Quello che sento, anche nei bar emiliani, è una totale disaffezione non per il partito, non per la linea, ma per la persona. Sì proprio per la persona, non per le sue idee. Chiunque altro avesse proposto le sue idee, avrebbe avuto il consenso della base. Lui, poverino, no.

Me ne vado perché c’è lui, non perché non ami più il partito. Se quella persona non ci fosse, continuerei a votare quello che, da sempre, è il mio partito. Questo sento dire. Certo, forse, solo nel mio microcosmo che conta lo 0,00001% degli elettori. Sarà senz’altro così. Certo, gli altri la penseranno diversamente. Eppure…. mi riesce difficile trovarli.

Reputo questa riforma costituzionale scritta male, pasticciata e confusionaria. Se uno studente di giurisprudenza l’avesse portata come tesi di diritto costituzionale, sarebbe stato cacciato a pedate. Sono anche convinto che la riforma costituzionale non sia fra le massime priorità attese dal nostro Paese.

Però… però… le idee sottese a questo aborto di riforma mi piacciono. Mi piace che una sola Camera dia la fiducia al Governo, mi piace la più netta separazione delle competenze fra Stato e Regioni, mi piace la corsia preferenziale delle leggi di interesse del Governo: la Camera ha 70 giorni per decidere sì o no e di modificarla nel rispetto delle competenze istituzionali, ma se non lo fa, passa la norma del Governo. Diminuiranno senz’altro i decreti legge. Tutto sommato mi piace anche il traballante equilibrio di competenze/controllo fra Senato e Camera. Mi piace la riforma del referendum non più attaccato all’anacronistico 50% +1 dell’elettorato. Così i fautori del no non potranno più trincerarsi dietro l’astensionismo, ma dovranno andare a votare. Mi piace il miglioramento dato alla procedura  delle leggi di iniziativa popolare. La legge elettorale qui non è in discussione. Si vota su altro. D’altronde anche nella Costituzione del 1948 non c’era traccia del sistema elettorale con il quale si sarebbe andato a votare.

Prima si fa la legge fondamentale. poi, da questa si fa il sistema elettorale.

Se domenica prossima dovesse vincere il , tutto questo non andrà perduto. I nodi verranno certamente al pettine, ma le correzioni sono e sono state sempre possibili. Qualche legge costituzionale “correttiva” e le magagne potranno essere appianate. Per correggere ci vuol meno tempo che a progettare.

Se domenica dovesse vincere il no, al grido [di pancia] “E’ IL POPOLO CHE LO VUOLE” per almeno vent’ anni la Costituzione non si toccherà più e rimarremo nella palude delle conseguenze del no.

Non credo a sconquassi finanziari od economici. Sì ci sarà fiammata di spread e tonfi di borsa. Ma quello che mi fa un po’ paura è lo scenario che si va delineando per il dopo “vittoria del no”. Larghe intese (sinonimo di inciucio) per riformare l’italicum in modo proporzionale, in modo da favorire l’elezione di rappresentanti di tutte e tre le aree (sinistra, destra, pentastellati). Sul presupposto che i pentastellati, come fin ora, vogliano continuare a fare i duri e puri senza alleanze, fidando come un uomo politico del passato con panciotto di cachemere, nei vantaggi di stare all’opposizione, l’area di centro destra e quella di centro sinistra saranno costretti ad una grande coalizione dove mangeranno tutti. Tutti mangeranno e siccome sono tutti al governo non ci sarà responsabilità di alcuno.

P.S.: questo è quello che mi dice il cervello, ma anche la pancia non scherza. La settimana scorsa un settimanale ha pubblicato un collage di fotografie di volti di politici e personalità pubbliche schierati per il no ed un collage di fotografie di volti di politici e personalità politiche schierate per il sì. Non ci crederete, forze un effetto voluto dal fotografo, nessuno del gruppo di quelli schierati per il no mi è simpatico. Eh, sì, la pancia conta.

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