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Ci ho provato e ho percorso la parte che mi ero prefisso. Tutti parlano del Cammino di Santiago, in tutte le varie versioni, quello francese, quello portoghese, etc. Io ho scelto quello del Nord, che parte dal confine franco/spagnolo di Hendaye/Irun e va verso Santiago passando per San Sebastian, Bilbao, Santander, Santillana.

Ovviamente questo libretto non è una guida, non dà i consigli dell’esperto che non sono. Sono solo riflessioni, emozioni, ricordi, presi e pensati lungo il Cammino. Sono stati scritti in genere nei momenti di sosta, nei dormitori comuni, nelle attese che l’l’ostello aprisse, sul telefonino nelle notti insonni. Sono quello che io ho tratto dal Cammino. Il Cammino non ti cambia, forse ti aiuta a conoscerti.

Una bellissima esperienza. Quest’anno sono arrivato solo fino a Santillana. L’anno prossimo chissà…

Mi piace fotografare e riprendere la realtà che mi circonda. Ho arricchito il libretto di alcune foto che riprendono in immagini quello che ho scritto a parole.

Ho pensato di far cosa utile ai lettori, ponendo un collegamento ipertestuale a tutti i luoghi e agli argomenti salienti che ho descritto. Il Libretto è così diventato un ipertesto in cui con un clic sul link si apre la pagina del sito del luogo citato, del sito che parla e approfondisce il luogo o la cosa citati.

Ecco, voglio trasmettere al lettore che non ha ancora compiuto il Cammino un flash di ciò che troverà se deciderà di compierlo. E trasmettere al lettore che già ha compiuto il Cammino i miei ricordi ed emozioni affinché li confronti con i suoi.

Alla fine ho inserito anche alcuni consigli pratici, nulla di particolare ma, se me li avessero detti prima… sarebbe stato meglio.

L’Ebook è disponibile su Amazon all’indirizzo https://www.amazon.it/dp/B07JD1V18J al prezzo minimo (per Amazon) di 1 Euro).

Stavolta è disponibile anche in versione cartacea https://www.amazon.it/Camminando-sul-Cammino-Santiago-riflessioni/dp/1728787351

Bilbao è alla estremità di un fiordo.
Il Cammino di Santiago quasi la salta, passa subito sulla costa sinistra del fiordo, verso Barakaldo, Portugalete per dirigersi decisamente verso la costa cantabrica.
Ma ci hanno detto che la costa a sinistra del fiordo, verso Getxo è molto interessante e patrimonio dello UNESCO.
Quindi, dopo un altro giorno di riposo a Bilbao, con visita al Museo delle belle arti (peccato le mostre stabili siano chiuse per restauro locali), giro ancora intorno al Guggenheim e visita al nuovo Azkuna Zentroa di Philip Stark e nuovo assaggio serotino di fiesta con pintxos e birra, c’è una idea alternativa.
Metropolitana (stazione a fianco lo albergo) con la linea 1 fin quasi al capolinea a Larrabastera e poi a piedi per 13 km lungo la costa est del fiordo fino a Portugalete dove un albergo attenderà il pellegrino. Il giorno dopo ci si ricongiungerà al Cammino.
Niente male la metropolitana di Bilbao. 3 linee che in un tempo massimo di mezza ora congiungono il vertice inferiore del fiordo alle località sull’oceano aperto. Moderna, pulita, veloce, efficiente, esattamente come quella di Roma..
Da Laparestella, 4 chilometri ci dividono dal mare che non si lascerà più.
Dapprima un sentiero dal mare ci porta a mezza costa e un magnifico panorama ci accoglie.
Dopo tanti giorni in montagna con abeti, mucche paciose e pecore, ecco sua maestà l’oceano.
Dal sentiero ammiriamo le larghissime spiagge dove gruppi di surfisti aspettano l’onda giusta ma, almeno a quest’ora (sono le 9.30), non penso arriverà. Cielo e oceano sono entrambi bigi uniformi; le nuvole e le onde si muovono in parallelo senza alcuna fretta. Fa caldo, ma la assenza di sole rende piacevole il cammino. Ad in certo punto la pioggia sta per arrivare, ma basta la scaramanzia di applicare il coprizaino impermeabile per allontanare la minaccia.
Dalla larga spiaggia la costa si alza improvvisa e quasi verticale con falesie anche esse bige. Grandi cartelli spiegano qualcosa in basco. Dalle figure riesco a capire che spiegano la origine delle falesie e la loro “data di nascita” nelle varie ere geologiche, ma non di più.
Sono, al solito, più interessato all’antropizzazione del territorio che al territorio stesso.
L’impressione è quella di un luogo di vacanza. Dapprima, vicino al faro, in pieno oceano, i parcheggi son tutti occupati dai camper dei surfisti.
Poi, girato l’angolo ed entrato nel fiordo di Bilbao, diversi villaggi con tipiche seconde case, restaurate con molto uso della pietra grezza, ma con i contorni delle porte e delle finestre segnati a colori vivaci.
C’è anche un campo di golf
Lungo la costa un mulino a vento come quello delle favole. Non ho visto don Chisciotte.
Scendo al livello del mare.
Particolare il villaggio di Portovecchio, vero posto per turismo non povero con villette con architettura ricercata. Tutte restaurate, tutte con una insegna dipinta con un nome (della villetta? Della famiglia?) e una data: 1768. (Fondazione?).
Dopo Portovecchio, senza soluzione di continuità, la cista del fiordo gira e il “paseo de las grandes villas” (pare facile lo spagnolo) mostra al viandante ville opulente e super restaurate. Davanti alle più importanti un cartello sul lungofiordo ne racconta la storia.
Ormai Portugalete è dalla altra parte del fiordo che si attraversa con il ponte di Bitzkaia, un ponte in ferro davvero strano costruito nel 1893, alto 63 metri e lungo 160.
Come ogni ponte deve contemperare gli opposti interessi delle navi che vogliono la altezza necessaria per passarci sotto e dei veicoli che tale altezza non vogliono per passarci sopra.
La soluzione è particolare.

Il ponte è formato di due torri di acciaio di oltre 60 metri poste sulle due rive e di una unica campata orizzontale appoggiata sulla loro estremità superiore.
Ovviamente nessun veicolo o pedone potrà salire in verticale (anche se ho visto un ascensore) e poi farsi 160 metri su una passerella e poi riscendere per un’altra colonna di ferro.
Hanno escogitato un sistema particolare: alla campata orizzontale hanno attaccato con funi una navetta che sta a livello strada; la navetta si riempie di persone, biciclette e auto e un sistema di carrucole la trasporta dall’altra parte.
Resta da vedere che tipo di navetta esisteva quando fu costruito il ponte.

Bilbao
Non mi andava di fare oltre 15 km per scalare un monte e camminare poi nella grande periferia di Bilbao. Allora un bus da Larrabetzu in mezz’ora ha coperto la distanza con la città. Bilbao alle 8 dorme ancora. Nei bar i reduci della nottata brava (a Bilbao è settimana grande, una settimana di fiesta continua) a prender caffè, nelle strade gli addetti alla nettezza urbana a pulire e lavare strade e marciapiedi e addetti ai giardini ad innaffiare e potare aiuole. Mi domando da quando non vediamo tutto questo fervore di pulizia nelle nostre città.
Due giorni senza Cammino. Riposo e turismo. Albergo nella città vecchia, il Casco Viejio, il nucleo originario di Bilbao con le sette calli (kalea) storiche, vicino alla Cattedrale del ‘300, bella e imponente. Però lo ingresso in chiesa è a pagamento, 5 euro. Ma per i peregrinos è gratuito ed ho un altro timbro (sello) sulla credenziale de pellegrino.
Bilbao, con i suoi viali larghi, i palazzi storici incute rispetto. Segni di uno splendido, orgoglioso passato. Poi la decadenza. La città non riusciva ad espandersi, stretta fra le pareti del “fiordo” in cui è costruita e la cintura industriale ormai quasi tutta dismessa.
Certo un buon punto per la rinascita fu, nel 1997, l’inaugurazione dell’allora avveniristico museo Guggenheim, sorto al posto di un morente insediamento industriale. Una costruzione tutta curve ricoperta di lastre di titanio che riflettono ogni raggio di luce ricevuta. Solo curve senza una forma definita, quasi l’immagine simbolo di creature marine che piroettano sott’acqua.
Il museo, il botxo (=buco, come lo chiamano qui) cominciò ad attrarre turisti da tutto il mondo aiutando la rinascita di Bilbao.
Però, come tutte le grandi opere architettoniche moderne, forse il contenitore sovrasta e comprime il contenuto. La costruzione è bellissima, con le sue curve che eliminano qualsiasi forma predefinita, ma dentro non c’era moltissimo a parte una temporanea di Chagall (bella e accurata) e una mostra sull’arte cinese dopo il 1989.
Per tutta la settimana è fiesta grande. Gruppi di cittadini girano col fazzoletto blu al collo, simbolo di appartenenza alla città che si prepara per la sera. Enormi ristoranti all’aperto con banconi pieni di pintxos e barili di birra, posti lungo il fiume, si preparano a placare la fame e la sete dei festaioli.
Ma, nel frattempo, sono andato a mangiare al mercato coperto. Mi dicono sia una caratteristica spagnola. Il grande mercato coperto, dove le massaie si riforniscono di verdure, pesce, carne, etc, ha un’area dove questi prodotti vengono cucinati e venduti. Tripudio di pintxos, boccadillos, cerveza, paella e via dicendo. Ognuno prende un piatto, sceglie quello che vuole, paga, si cerca un tavolo e mangia.
E che la fiesta sia.
Il sole non è ancora calato che le strade sono gremite, i locali affollati, gli artisti di strada, e sono tanti, iniziano i loro spettacoli: chi suona strumenti strani, chi balla, chi canta languide canzoni. Intorno la folla sciama allegra, tutti con il fazzoletto blu al collo. Dal collo, legato con una cordicella, pende un capiente bicchiere di plastica: così è più facile farsi versare la birra ed il recipiente è sempre pronto. Solo birra alla spina. Quindi niente bottiglie o bicchieri per terra.
Il passaggio dei piccoli bobcat della nettezza urbana è continuo. La folla si sposta allegra per farli passare.
Band improvvisate, ma brave, fanno rullare i tamburi e si confondono con i pifferi degli anziani dello “orgoglio basco”.
Nei grandi tendoni, oltre la birra, corrono e ballano persone di ogni età.
Ogni via è adornata di luminarie. Alle 22.30 quasi mezz’ora di fuochi artificiali.
Non si sentono urla, ma solo vociare e risate.
E si andrà avanti così, ogni sera, fino a domenica prossima.
Bella gente i baschi. Tanto di cappello, anzi, di basco.

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