Archivio degli articoli con tag: migranti

Quello che mi dà ai nervi, nelle dichiarazioni dei nostri politici non è la propugnazione delle proprie tesi, seppur poggianti su basi molto, molto esili. Quello che veramente mi indigna sono le falsità e le bugie che – al solito – hanno le gambe corte.

Cosa è successo? E’ successo che oggi il nostro  Presidente del Consiglio dei ministri è andato al Senato (qui il resoconto stenografico) per riferire sul caso del “divieto di sbarco” ai profughi raccolti dalla nave “Diciotti”.

Come al solito – prassi costante di questo Governo  –  l’indicazione di un nemico per sgravarsi di ogni  responsabilità. Il nemico, ovviamente è l’Europa.

Conte afferma: “Stiamo registrando segnali di avvicinamento nel segno di una comune, speriamo sempre maggiore, consapevolezza degli Stati membri che se non si lavorasse ad un simile meccanismo non solo non si darebbe coerente attuazione alle decisioni prese dall’ultimo Consiglio europeo, ma si verrebbe meno all’impegno, alla solidarietà e all’equa ripartizione di responsabilità che sono specificamente previsti dagli articoli del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.”

Quindi accusa l’Europa per una supposta mancanza di solidarietà per non aver accolto e redistribuito i migranti raccolti dalla nave Diciotti. Più volte ho rimarcato la negligente mancanza di solidarietà europea, ma la solidarietà – purtroppo – si attua non tanto sulla base di astratti articoli del Trattato, bensì su norme cogenti e vincolanti.

E queste norme, che nel 2015 erano, per decisioni della Commissione, cogenti e vincolati, prese sotto la spinta e le richieste del Governo italiano di allora, sono adesso molto, molto facoltative.

Infatti, nel Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno 2018, che vede la partecipazione – per l’Italia – del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i Capi di Stato e di governo dell’Unione europea decidono , all’unanimità  che: “Nel territorio dell’UE coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria;

Non risulta agli atti alcuna opposizione o riserva italiana al mutamento della redistribuzione dei migranti da obbligatoria a volontaria.

Perché, allora, Conte dice il falso?

 

Poi sempre nell’audizione odierna, se la prende con Malta che non ha accolto i profughi migranti. Vero, Malta spesso fa la furba. Ma ha il diritto dalla sua parte. Malta non ha mai firmato il protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Amburgo del 1979 che, oltre al soccorso, impone anche l’accoglienza dei “salvati”.  Quindi, per le convenzioni internazionali che regolano la materia, Malta è obbligata al soccorso ma non all’accoglienza.

Furba, dicevo, ma un motivo c’è. Malta si estende su 315 chilometri quadrati, circa un millesimo dell’Italia che si estende su 301.000 chilometri quadrati. Il calcolo è semplice. Se, come dice Salvini, 200.000 profughi sul territorio italiano mettono in crisi il nostro Paese, la crisi, per Malta, inizia dopo 200 profughi accolti.

Senza parole.

Nei giorni scorsi i mezzi di informazione hanno dato la notizia che la Commissione dell’Unione europea avrebbe proposto agli Stati membri nuove soluzioni in materia di redistribuzione dei migranti/richiedenti asilo per soddisfare le richieste dell’Italia rendendole accoglibili per quei membri molto più riottosi come il Gruppo di Visegrad.

La proposta si è concretizzata in due non-paper (=documenti informali): uno sugli “accordi circa le piattaforme regionali di sbarco” (qui il testo) e uno sui “centri controllati” in Europa (qui il testo).

I due documenti sono corredati da schede esplicative (qui, in italiano, per le piattaforme di sbarco) e (qui, sempre in italiano, per i centri controllati). Il comunicato stampa (qui in italiano) conclude il materiale presentato dalla Commissione.

Io ho trovato i non paper piuttosto fumosi, inconcludenti ed… impossibili da realizzare, stante il principio di volontarietà per ogni prestazione sancito dalle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno scorso (qui il testo) che, molto probabilmente, renderà inattuabili le proposte.

Il primo documento sugli accordi sulle piattaforme di sbarco parte “da una proposta comune UNHCR e OIM, secondo la quale, obiettivo delle intese regionali sugli sbarchi è fare in modo che le persone soccorse possano essere sbarcate rapidamente e in condizioni di sicurezza, su entrambe le sponde del Mediterraneo, nel rispetto del diritto internazionale, compreso il principio di non respingimento (non-refoulement), e che la fase successiva allo sbarco sia gestita responsabilmente. L’operatività delle piattaforme di sbarco regionali va vista come attività parallela e complementare allo sviluppo dei centri controllati nell’UE: insieme, i due concetti dovrebbero concorrere a concretare una condivisione autentica della responsabilità regionale nella risposta alle sfide complesse poste dalla migrazione”.

Già gli Stati africani hanno da tempo fatto sapere di non essere disposti a gestire centri di raccolta nei loro territori (vedi qui) e la volontarietà dell’istituzione di tali centri di sbarco in Europa ne rende quanto mai problematica la loro realizzazione.

Lo scopo del secondo documento (centri controllati nell’UE) è migliorare il processo di distinzione tra le persone che necessitano di protezione internazionale e i migranti irregolari che non hanno diritto di rimanere nell’Unione, accelerando nel contempo i rimpatri. I centri sarebbero gestiti dallo Stato membro ospitante con il pieno sostegno dell’UE e delle agenzie dell’UE.

Per sperimentare questo concetto, potrebbe essere avviata appena possibile una fase pilota con l’applicazione di un approccio flessibile (= volontarietà dell’istituzione di tali centri controllati). Per assistere gli Stati membri che concedono l’accesso ai loro porti per gli sbarchi, la Commissione può mettere a loro disposizione una squadra di sbarco, pronta ad assisterli in caso di approdo di imbarcazioni che contengono in media 500 persone. Il bilancio dell’UE coprirebbe tutti i costi delle infrastrutture e i costi operativi con l’invio di agenti e funzionari delle agenzie europee. Per ogni migrante, lo Stato membro che li accoglie riceverebbe un contributo di 6.000 euro.

Anche tale proposta, stante la non obbligatorietà, ha ricevuto uno scarsissimo consenso.

Ma, oltre a quello che si può ricavare dalle schede esplicative ci sono passi, nei due documenti, che lasciano alquanto perplessi. Come succede da un po’ di tempo a questa parte, nei documenti UE si ripete, come un mantra, che con l’aiuto di UNHCR e OIM, si arriverà ad una rapida distinzione fra chi ha diritto alla protezione e chi non ha diritto.  Nel secondo documento, poi, la Commissione si spinge ad auspicare che, con i “centri controllati” che sostituirebbero gli HotSpot, si arriverebbe ad una definizione della richiesta di protezione in quattro/otto settimane.

A parte la nebulosità e la assenza di precisazioni sulla natura di tali centri, così come fu nel 2015 per gli HotSpot, la Commissione insiste, in documenti non legislativi a proporre norme che contrastano con quelle contenute in strumenti legislativi di rango superiore.

A meno di modifiche l’impianto normativo che regola l’attribuzione della protezione internazionale è la Direttiva 2013/32/UE che detta tutta una serie di norme per la tale attribuzione, con la presenza dell’autorità accertante (non di UNHCR o di OIM) dello Stato membro competente, di garanzie per il colloquio personale, di diritto a permanere nello Stato durante la fase del ricorso di primo grado. Tale Direttiva reca poi una tempistica di durata massima del procedimento che di norma non deve superare i sei mesi con possibilità di superarli nei casi più complessi. Tempi più stretti sono previsti per le procedure di frontiera (= richiedenti ristretti nei luoghi di sbarco) ma solo per affermare che, se la procedura non viene terminata in quattro settimane, il richiedente è ammesso nel territorio nazionale per seguire la procedura normale.

Se il vento di Tampere è definitivamente cessato e il favore con il quale l’UE vedeva i richiedenti protezione si è trasformato in disfavore, lo si dica chiaramente e si mutino le norme primarie. Così non è, e già lo scorso anno la Commissione sfornò una Raccomandazione (norma di rango inferiore) sui rimpatri, molto meno garantista,  che fa a pugni con la sempre vigente DIRETTIVA 2008/115/CE  che sui rimpatri è molto più garantista (vedi qui) lasciando nella profonda incertezza gli operatori.

Insomma, in questo momento l’azione della Commissione europea (che scade fra un anno) appare improntata alla massima confusione, un “facite ammuina” perché nulla cambi.

Ma, d’altronde, è comprensibile. Coma già più volte detto, il vero problema non sono i rifugiati, minima parte dei migranti, bensì la ormai gran parte di questi che si vedono negati il riconoscimento della protezione e che, non solo in Italia, sono molto, molto difficili da espellere (vedi qui). Ben si comprende, quindi, l’apertura dei paesi UE a prendere qualche persona già riconosciuta come rifugiato, ma la netta chiusura a prendersi la massa indistinta di migranti economici e presunti rifugiati che le navi della missione Sophia (vedi qui), delle ONG e delle navi private sbarcano nei nostri porti.

Egoismo e sovranismo prendono il posto della solidarietà.

E’ nota la posizione del Ministro dell’interno Salvini sulla missione europea EuNavForMed Sophia.  La missione militare Sophia, partita il 22 giugno 2015, molto ambiziosa, quasi a voler replicare il modello antipirateria messo in campo per la Somalia, si proponeva – in tre fasi – di contrastare gli scafisti in partenza dalla Libia intercettando le imbarcazione ed arrestando i trafficanti di uomini, spingendosi  – con il consenso (mai, però, giunto) della Libia ad entrare nelle sue acque territoriali con navi militari.

Che la missione Sophia sia una missione militare di contrasto agli scafisti lo si comprende dalle sue (previste) tre fasi:

Fase Uno, (22 giugno – 7 ottobre 2015) volta a dispiegare le forze e raccogliere informazioni sul modus operandi dei trafficanti e contrabbandieri di esseri umani.

Fase Due, (7 ottobre 2015 – in corso) durante la quale gli assetti della Task Force potranno procedere, nel rispetto del diritto internazionale, a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico o la tratta di esseri umani. Tale fase è stata a sua volta suddivisa in una fase in alto mare, attualmente in corso, ed una in acque territoriali libiche, che potrà iniziare a seguito di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (mai approvata) e dell’invito del relativo Stato costiero (mai pervenuto).

Fase Tre, (mai iniziata) volta a neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell’impegnarsi in ulteriori attività criminali. Anche questa Fase necessita di Risoluzione del’ONU e del consenso e cooperazione da parte del corrispondente Stato costiero (mai interventi).

A fronte della mancanza di consenso della Libia ad un ingresso militare nel suo territorio e della conseguente mancanza della Risoluzione delle Nazioni unite che giustificasse l’ingresso militare in un Paese terzo, lo scopo della missione Sophia è rimasto mortificato ed è stato spesso confuso con quello di ricerca e soccorso (SAR) dei migranti in mare che, all’origine era solo residuale in quanto imposto come obbligatorio dalle convenzioni internazionali su soccorso in mare (Montego Bay, Solas, Convenzione di Amburgo sulle zone SAR).

Come si può vedere dalla cartina le zone SAR nel mediterraneo del sud sono quelle dell’Italia, di Malta e della Libia.

area_SAR

Le zone SAR furono istituite per dividere fra gli Stati rivieraschi le zone di competenza di soccorso a navi in difficoltà, operazioni che, oltre a salvare vite umane, sono anche lucrose perché al “salvatore” spetta un compenso. Non furono pensate per dividersi i migranti “soccorsi” o imbarcati”. Nella pratica – per ciò che riguarda il soccorso ai migranti in gommone – nel mediterraneo del sud c’è una sola zona SAR, quella italiana.

La Libia è un non Stato e – per l’Unione europea – NON è un porto sicuro dove far sbarcare i naufraghi.

Malta non ha mai sottoscritto alcuni articoli della Convenzione di Amburgo del 1979 e della Convenzione Solas: quelle norme che prevedono che lo sbarco avvenga nel paese che ha coordinato i soccorsi, e da sempre in quel tratto di mare – come nella missione Sophia –  i soccorsi sono stati coordinati dall’Italia e i migranti sbarcati in Italia. Non si può poi dimenticare che la superficie di Malta è un millesimo di quella italiana: 10.000 sbarchi potrebbero destabilizzare quel Paese.

Per questo Salvini si è sempre scagliato contro la missione Sophia con la minaccia di chiudere i porti (competenza questa, però, del suo collega Toninelli) anche alle navi delle missioni europee come Sophia.

L’ultimo “ruggito” del ministro dell’interno italiano è stato quello di minacciare l’Unione europea di “disapplicare” (come poi?) la missione Sophia se non fossero state mutate le regole che “impongono” lo sbarco in Italia dei naufraghi/profughi salvati.

Sta di fatto che nei giorni scorsi nulla di tutto questo è avvenuto. La missione del ministro degli esteri Moavero Milanesi, presentata come un successo, si è risolta con un nulla di fatto: l’Italia continuerà a far sbarcare i profughi/naufraghi raccolti dalle navi della Missione Sophia sul proprio territorio. Fino a che non sarà presa una decisione – a livello comunitario – sul futuro della missione Sophia e sulle nuove regole per la distribuzione dei migranti. Ma quando saranno prese queste decisioni? Moavero afferma “entro poche settimane”, ma oggi la missione Sophia è stata prorogata fino al 31 dicembre 2018 e le voci sui provvedimenti che la Commissione UE dovrebbe prendere fanno prevedere che siano di ben poco spessore: una “sovvenzione” di 6.000 auro per ogni migrante accolto – su base volontaria – da altri Stati membri, fino ad un massimo di 500 persone. Salvini – giustamente – l’ha definita un’elemosina. Progetto, comunque, vista la volontarietà della presa in carico, che è lecito dubitare possa funzionare.

Tant’è vero che, da una indiscrezione oggi riportata dal Sole24ore, pare che il Governo si stia ponendo seriamente la questione di realizzare quello in cui la Lega è maestra, una sanatoria per gli stranieri che sono già in Italia.

E, meno male che gli sbarchi, fin dall’epoca Minniti, sono drasticamente diminuiti. Oggi – dal 1° gennaio al 24 luglio 2018 – siamo all’86% in meno (sono 18.048) rispetto al corrispondente periodo 2016 (88.108) e 2017 (93.419 “picco massimo in assoluto”) (fonte: ministero dell’interno).

sbarchi 24 lug 18

Purtroppo – e lo ripeto spesso – con l’Europa è meglio non sbattere i pugni sul tavolo. Le norme si cambiano a maggioranza qualificata e, spesso come è accaduto nell’ultimo Consiglio europeo in modo peggiorativo per l’Italia: vedi la volontarietà nell’accettare la redistribuzione dei profughi/naufraghi/migranti. Nel 2015 era obbligatorio.

Oppure l’unanimità – ora richiesta (“È necessario trovare un consenso [approvazione per consenso =unanimità] sul regolamento Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso”) per la riforma del Regolamento di Dublino.

E qui bisogna stare molto attenti: la versione proposta dalla Commissione e attualmente sui tavoli di lavoro (Dublino IV) è molto peggiorativa per l’Italia  Mentre quella approvata dal Parlamento europeo (bocciata chissà perché dalla Lega con i Cinquestelle astenuti) è, invece molto favorevole agli interessi italiani perché cancella il principio del primo paese d’ingresso e lo sostituisce con un sistema di quote di ripartizione automatico e permanente per obbligare tutti gli stati europei a fare la loro parte sull’accoglienza. Ovviamente la posizione del Parlamento europeo non è condivisa dal Gruppo di Visegrad e dagli stati nordici ed è sparita dai radar. Il Consiglio europeo, blindando l’approvazione con l’unanimità, si assicura quantomeno il ritiro dalla Proposta Dublino IV ed il permanere della vigenza del Dublino III che conserva il famigerato principio della responsabilità del primo Stato di ingresso sui richiedenti protezione internazionale.

In conclusione, cosa ha ottenuto Salvini facendo il duro con l’Europa? Il famigerato Regolamento di Dublino ora verrà modificato all’unanimità (ossia non verrà modificato). L’obbligatorietà del ricollocamento dei migranti negli altri Stati, obbligatorio con le decisioni del 2105 (la 2015/1601 . e la 2015/1523) ora è solo su base volontaria. I porti rimangono aperti agli sbarchi della missione Sophia (prorogata comunque a tutto il 2018) e le richieste italiane “verranno prese in esame” in futuro [=parole].

Neppure una parola, da parte dell’Europa, su un punto che sta molto a cuore all’Italia, gli aiuti ai rimpatri che sono particolarmente difficili e numerosi, vista la percentuale di oltre il 60% di diniego della protezione internazionale.

Chissà…. forse – vista l’impossibilità di vincere uno contro 27 – il tanto vituperato Renzi almeno aveva stretto il patto – mai confermato -con l’Europa: “io mi prendo i migranti e voi mi date i soldi per l’accoglienza e non cercate il pelo nell’uovo nella mia legge di stabilità in cui finanzio misure in deficit”.

E ci vuol poco a capire di quanta comprensione e benevolenza da parte dell’Europa abbia bisogno il Governo se vuole realizzare la flat tax ed il reddito di cittadinanza……

Non posso negarlo, Salvini mi commuove. Mi piace la caparbietà padana con cui persegue il suo scopo anche a scapito di sé stesso e della sua carriera politica. Non c’è che dire; sacrificherà il suo futuro pur di perseguire e raggiungere quello in cui crede ciecamente per il bene dell’Italia.

Da anni Salvini si preoccupa della nostra sicurezza, individuando nello straniero invasore il pericolo per la gente italica. Da quando, poi, il 1° giugno è diventato ministro, ci informa quotidianamente, con ogni mezzo, dei sui ammirevoli sforzi per fermare l’invasione dei clandestini che, come dice lui, non fuggono da guerre, ma vogliono solo una vita migliore, cercando di entrare nel territorio italiano con la complicità delle ONG, dell’Europa con la missione Sophia, dei mercantili italiani e di Malta che gira la testa dall’altra parte.

Sì, dice Salvini con grande amore di patria, imitando un Presidente oltreoceano “PRIMA GLI ITALIANI”. Gli stranieri delinquono, sono facile preda della criminalità organizzata, portano malattie e rubano il lavoro agli italiani accontentandosi di un euro a cassetta di pomodori raccolta.

Gli italiani hanno paura e Salvini si prende cura degli italiani e di questa loro grande paura, anzi, la coccola, la nutre, la fa crescere.

E’ da ammirare, credetemi: finanche durante un summit europeo ha trovato il modo di impedire a sessanta persone, dico ben sessanta, di sbarcare da una nave mercantile italiana. Purtroppo ha avuto contro il suo collega Toninelli che ha consentito il trasbordo su una nave della Guardia costiera e finanche il Capo dello Stato che ha imposto al Presidente del Consiglio di prendere una decisione che a Salvini non è garbata affatto. Ma come, suppongo abbia pensato il nostro ministro dell’interno, io mi batto, mi strabatto per far diminuire questa invasione e i miei colleghi, il mio Presidente del Consiglio, il mio Presidente della Repubblica, mi remano contro.

Questa invasione deve essere fermata prima che sia troppo tardi, prima che avvenga la sostituzione etnica, prima che avvenga come nelle banlieue francesi dove comandano i maghrebini. Non sarà mai come gli Ittiti che passarono e conquistarono tutto.

Basta con le centinaia di migliaia di sbarchi all’anno che minano il tessuto sociale italiano che “negli ultimi anni ha sopportato oltre mezzo milione di arrivi”. E spara a zero contro il buonismo dei governi precedenti che nel 2015 hanno fatto entrare 153.842 clandestini e nel 2016 ben 181.436 [dati Ministero interno]. Dove si arriverà di questo passo? Per questo Salvini è così duro con le ONG che fanno i tassisti del mare e con le missioni europee che fanno sbarcare i “finti naufraghi” tutti in Italia.

Bisogna fermare questa invasione e su questo progetto, a questo fine, è rivolta la meritoria azione politica di Salvini.

Invasione? Il vocabolario Treccani dà parecchie definizioni del termine invasione, tutte piuttosto minacciose: abbiamo detto oltre 153.000 nel 2016 e ben 181.000 nel 2016. L’Italia conta oltre 60 milioni di abitanti E nel 2017 cosa è successo? Era cominciato maluccio: fino a giugno gli arrivi mensili (punta max 23.526 proprio a giugno 2017) erano sempre superiori a quelli registrati nel mese precedente. Poi….poi Minniti ha sostituito Alfano e continuativamente, mese dopo mese, frutto degli accordi con la Libia, gli sbarchi sono diminuiti come si vede dalla tabella sottostante (fonte Ministero dell’interno): 11.461 a luglio 2017 (è estate, fa caldo, mare calmo, condizioni ideali per le traversate), 3.920 ad agosto 2017, 6.282 a settembre 2017, 5.984 a ottobre 2017, 5.641 a novembre 2017, 2.327 a dicembre 2017, 4.182 a gennaio 2018, 1.065 a febbraio 2018, 1.049 a marzo 2018, 3.171 ad aprile 2018, 3.936 a maggio 2018. L’arrivo di Salvini al Viminale, il primo giugno 2018, prosegue il consolidato trend con 3.147 arrivi nel mese di giugno 2018 e 591 fino al 13 luglio 2018.

sbarchi

Quindi l’invasione si sta arrestando fin dal luglio dello scorso anno, quando il ministro dell’interno era Minniti. e il trend sta proseguendo, ora, nel senso volto da Salvini.

E qui viene il motivo per cui dico che Salvini sta sacrificando la sua carriera politica. Quando per due mesi consecutivi la casella degli arrivi sarà a zero, cosa dirà all’Italia? Con quali motivazioni batterà i pugni sui tavoli europei? Come coccolerà la paura inoculata negli italiani? Potrà dire, imputandosi anche gli indubbi meriti di Minniti, “CE L’HO FATTA!!”. Sì, e adesso? Cosa farà? Un accordo segreto con la Libia per far riprendere gli sbarchi? O indicherà un altro nemico?

Senza sbarchi che ne sarà della carriera politica di Salvini?

Ve lo ricordate il pericolo dell’invasione dei polacchi? Il pericolo dell’invasione degli albanesi? Il pericolo dei rumeni, tutti criminali? I pochi polacchi ed albanesi rimasti hanno una impresa di costruzioni. I rumeni sono ricercatissimi operai….. e nei loro paesi forse ora si vive meglio che da noi.

Ma non divaghiamo. Quando gli sbarchi si azzereranno, che dirà, che farà il nostro Salvini? Rimpiangerà di non essere stato ministro dell’interno nel 2015 o nel 2016? Di non poter fare come, nel 2009, il suo collega Maroni, una bella sanatoria? Per non parlare di quella del 2002 di quasi 700.000 persone?

Ecco un politico che ha fatto della lotta agli sbarchi la sua bandiera, ma che, finito il problema non avrà altro da dire…. Sinceramente, umanamente, mi dispiace.

Due questioni tengono banco in questi giorni: l’immigrazione con la questione della nave Diciotti e la supposta abolizione dei vitalizi.

Secondo me sono due meravigliosi colpi di genio, non so se di Salvini e di Di Maio o del loro mentore, la “Casaleggio associati”. Due colpi di genio che aumenteranno, e non di poco il consenso dei partiti che guidano.

Sono mezzi comunicativi utilizzati in modo splendido e a costo zero con una utilità marginale altissima.

Cominciamo con la questione immigrazione. Piccolo rewind: una nave civile, la Vos Thalassa raccoglie 60 migranti in mare. Dove non ha importanza. L’importante è che li raccolga. Salvini si arrabbia e giura e spergiura che quei sessanta clandestini non sbarcheranno mai in Italia. Toninelli, ministro dei trasporti e delle infrastrutture, per risolvere la situazione, afferma che sula Vos Thalassa è stata una rivolta (poi smentita dagli armatori) e, quindi per ragioni di ordine pubblico (invadendo la sfera di competenza di Salvini) invia una sua nave della Capitaneria di porto, Nave Diciotti, a prelevare i 60 profughi. Salvini ancor più imbufalito, giura e spergiura che mai la Diciotti sbarcherà i clandestini in Italia. Poi, sempre più imbufalito assegna alla Diciotti il porto di Trapani come approdo, ma giura e spergiura che i 60 clandestini non scenderanno a terra se non preceduti dai fomentatori della rivolta in manette (invadendo con la competenza della magistratura). Stallo. Mattarella chiama il desaparecido Conte e lo invita a compiere i suoi doveri sanciti dall’articolo 95 della Costituzione. Conte si sveglia e decide che i sessanta profughi possono scendere, ovviamente senza manette perché l’arresto per i reati contestati è consentito solo in flagranza di reato. Come ha accertato la polizia salita a bordo, non si tratta di rivolta ma, al massimo, di violenza privata per cui i colpevoli saranno indagati. Salvini, prima esprime “stupore” per l’ingerenza di Mattarella, ma poi si dice contento “prima scendono e prima verranno interrogati e prima la magistratura li condannerà”. Di Maio dice che bisogna rispettare il Presidente della Repubblica.

Ma volete che Salvini non sappia di aver fatto il passo più lungo della gamba? E se non lo sapeva (probabile) al ministero dell’interno c’è un fior di Ufficio legislativo che gli avrà spiegato la insensatezza delle sue dichiarazioni.

Ma Salvini le ha fatte lo stesso. Perché? Perché – purtroppo – parla al popolo di Facebook che si fa un vanto di informarsi su Facebook. Il senso del messaggio mediatico che passa è questo: “vedete, io volevo fermarli, ma i poteri forti, la casta, i magistrati me lo hanno impedito. Datemi un aiuto a zittirli e a ridurli al silenzio!!”

Questo anche per coprire gli scarsi risultati del vertice di Innsbruck che, come riunione informale non poteva prendere alcuna decisione, e barattando come successo lo “stop ai clandestini” concordato con il ministro dell’interno tedesco (che non ha alcuna competenza in merito, perché la delega è stata trattenuta dalla Merkel) e con quello austriaco. Solo che “stop ai clandestini” viene inteso in maniera diversa da Salvini e dagli altri due che per “stop ai clandestini” intendono che quelli arrivati in Italia, in Italia rimangono. Per Salvini non si sa, basta lo slogan “stop ai clandestini”!!! Tanto – comunque – può vendere lo pseudo accordo e la sua volontà di non far sbarcare i clandestini della Diciotti, fermata solo dai “poteri forti” al solito indicati come nemico.

Serve tenere alta la tensione, serve inoculare la paura, specialmente in un momento come questo, in cui da oltre un anno, e per 12 mesi consecutivi (Salvini è al governo da un mese) gli sbarchi sono diminuiti dell’80% come testimoniano i dati reperibili sul sito del Ministero dell’interno stesso.

Passiamo ai vitalizi. Come tutti sappiamo, ma Di Maio finge di ignorare, i vitalizi furono aboliti da Monti che, correttamente trasformò i vitalizi in normali pensioni calcolate con il metodo contributivo. Restavano le posizioni pregresse che, per orientamento costante della Corte Costituzionale, possono esser toccate solo in casi eccezionali e per periodo di tempo limitato.

Ma pensate veramente che Di Maio non sappia che la Delibera Fico è talmente fragile che sarà sicuramente cassata non solo dalla Corte Costituzionale, ma anche dal Giudice del lavoro, come stamattina ha detto a Radio anch’io un ex presidente della Corte costituzionale?

Di Maio lo sa benissimo, anzi spera vivamente che venga cassata. Così avrà un altro argomento per battere la grancassa contro i poteri forti. Avrà ancora le prime pagine dei giornali che i giornalisti servili gli concederanno. Come Salvini indicherà un nuovo nemico “vedete, io volevo eliminare i vitalizi, ma la Casta della Corte costituzionale e dei magistrati me lo hanno impedito” e aizzerà ancora il popolo di Facebook, i “leoni della tastiera”, i “forconi” contro le istituzioni dello Stato, dimenticando una cosa importantissima: se aizza il popolo contro lo Stato, taglia il ramo su cui è seduto PERCHE’ OGGI LO STATO SONO I CINQUESTELLE E LA LEGA e se arrivano i forconi infilzano loro, mica il fantasma del PD.

Ma uno scopo lo raggiungeranno, come vuole la Casaleggio. Noi siamo uno Stato di DIRITTO, in cui il DIRITTO è indipendente dalla parte politica che governa. Lega e Cinquestelle stanno compiendo un percorso pericolosissimo. Il Diritto è flessibile e si piega alla maggioranza che governa.

Ho paura che ci stiamo avviando verso la “democratura” che va tanto di moda in Turchia, in Russia, in Ungheria, in Polonia e, perché no, in USA.

Ah, da ultimo, tutto questo per nascondere anche la totale inattività del Parlamento che no riesce neppure a discutere i due decreti legge di merito di questo Governo: lo spostamento del tribunale di Bari e il cd Decreto Dignità che, forse, oggi sarà pubblicato sula Gazzetta ufficiale.

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